150 anni d’Italia: compleanno o funerale?
Da Fratelli d’Italia a fratelli di club…
Un anno di celebrazioni è ormai passato. Convegni culturali, proclami politici, investimenti economici sul Tema sono stati aperti con la fanfara dell’istituzionale discorso del Presidente Napolitano e sono stati chiusi in sordina dalle lacrime del Ministro Fornero. In mezzo la toccante performance di Benigni sull’inno nazionale: “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…”
Forse era desta allora e non passava lo straniero, mentre oggi sembra dormire quando lo straniero, sotto mentite spoglie, ha assunto incarico di governo. Perciò occorre svegliarsi ed osservare la storia che si svolge sotto i nostri appannati occhi sociali con la lente oggettiva della sintomatologia. In mezzo al caos che ci ha trasformati in placidi buoi con l’anello al naso tenuti al guinzaglio mentre transitano verso la macelleria sociale degli speculatori mondiali, cogliere i sintomi attorno a noi può aprirci gli occhi: portarci a considerazioni inusuali, certo, ma più vere del vero.
Se non ci fermiamo alle facili critiche e alle polemiche sterili, salta agli occhi che il nostro mondo si è rovesciato, che il nostro pensiero sociale si è fermato 150 anni fa e che non abbiamo gli elementi base per capire né il processo sociale che subiamo, né il sistema sociale malato in cui ci vogliono rinchiudere.
Notiamo tra parentesi, che il più spontaneo dei tre ed anche il più serio (e lo diciamo senza scherzare) è stato il comico Benigni: artista che ha saputo passare dalla piazzata al cabaret della parolaccia alla parola della Divina Commedia in piazza… andata e ritorno. Il primo, invece, può essere caratterizzato come un politico che ha passato la vita nelle fila di un partito che ha fatto dell’internazionalismo socialista antinazionale la sua bandiera e, al capolinea della sua carriera, finisce a rappresentare e a celebrare con orgoglio il Tricolore e l’unità corporea di una Nazione con cui è stato sempre in guerra, almeno ideologicamente, secondo il detto “si nasce incendiari e si muore pompieri”. La terza, poi, avrebbe dovuto essere esponente di un governo di impassibili superesperti che [conoscendo cos'è l'economia (diversamente dai politici precedenti)] senza creare recessione taglia sì, ma promuove anche lo sviluppo: eppure, con le sue lacrime ci ricorda più quello che succede ad un mesto anniversario funebre che a un gioioso compleanno.
Tornando ai nostri testimonial, ognuno di loro rappresenta un’area sociale ben definita: Napolitano quella giuridico-politica; Benigni quella culturale-religiosa; Fornero quella economico-finanziaria. Interessante combinazione.
Se abbiamo cominciato a conoscere le prime lettere della scrittura sociale di cui trattiamo in questa rubrica – in relazione alla quale scrittura dobbiamo coraggiosamente riconoscerci come analfabeti sociali che stanno faticosamente imparando a leggere e scrivere – sappiamo che nelle tre dimensioni sociali (cultura, diritto, economia) domina un “tempo oggettivo” diverso e specifico per ciascuna. Napolitano è quindi l’alfiere del “passato” (politica) e infatti celebra storicamente le glorie risorgimentali, non certo le odierne. Benigni è l’alfiere del “futuro” (cultura) e addita sentimentalmente a un riscatto italiano prossimo venturo, non certo all’attuale stato di coma profondo della nostra cultura. Fornero è l’alfiere del presente (economia) e, certificandolo, non può che piangere l’Italia dei sudditi-schiavi e il loro tristissimo oggi. Se fotografiamo l’oggi nelle tre aree sociali in cui viviamo anche noi, possiamo vedere che dei tre chi ha maggiormente ragione è la Fornero che piange, anticipando le nostre lacrime.
La dimensione culturale (scienza, arte, religione) in Italia, se non è parassitaria è moribonda: teatri che chiudono, biblioteche che chiudono, scuole che crollano anche dal punto di vista materiale strutturale, i cosiddetti cervelli migliori diventano extracomunitari, e straripa l’analfabetismo di ritorno: il 5% della nostra popolazione attiva (1.700.000 di persone) non sa leggere e scrivere, il 35% (oltre 12.000.000 di persone ) scrivicchia e leggicchia, e un altro 30% (oltre 10.000.000 di persone) non capisce quello che legge: speriamo almeno che capisca quello che scrive. Non parliamo poi dell’analfabetismo sociale dilagante dal dopoguerra e che ci ha portato a questi entusiasmanti giorni: in cui molti analfaberti sociali [a spanne il 95% degli Italiani] stanno scoprendo sulla loro pelle come il processo di democratizzazione delle popolazioni iniziato nell’800 sia… assolutamente reversibile. Unici giustificati coloro che negli ultimi 60 anni, impossibilitati dalla giovane età, non hanno votato i politici ed i partiti che avrebbero dovuto rappresentarci e [sai le risate] difenderci. Chi scrive si autodenuncia per primo.
Nella dimensione statale, poi, si registra un deciso passo avanti nel disastro. A riprova che il mondo va a rovescio [come illustra la legge sociale dello Slittamento laterale degenerativo] anche le parole stesse si rovesciano. Cosa dire dei nostri partiti? La parola che di norma caratterizza la loro azione è “politica”. Nella realtà, invece, cosa hanno fatto i partiti che oggi siedono in parlamento? Esattamente qualcosa che può essere con ragione definito “antipolitica”: i partiti italiani, da 60 anni a questa parte, hanno fatto tutti “antipolitica”, nessuno escluso.
Perbacco! Antipolitica è una parola che siamo soliti, da decenni, sentir usare ai politici di lungo corso per etichettare i propri avversari emergenti e difendere la propria poltroncina di lavoro. Ora, il fatto che la stessa parola (antipolitica) possa essere riempita da contenuti diametralmente opposti a seconda di chi la pronuncia deve farci riflettere. Anche Democrazia o Europa o Sviluppo o Risanamento subiscono lo stesso problema.
Come riempiamo di contenuto, noi Singoli Individui, la parola “politica”? Per noi il politico deve essere il nostro difensore, altrimenti parliamo di antipolitica. E come definiamo il capolavoro che i nostri Partiti di destra, sinistra e centro, pieni zeppi di politici, hanno fatto dell’Italia nelle sue tre dimensioni sociali? Ci hanno difeso giuridicamente? Ci hanno migliorato la qualità della vita culturale? Ci hanno aumentato il benessere economico? Se sì hanno fatto “politica”, se no hanno fatto “antipolitica”, ovvero gli affaracci loro. Qualcuno ha forse dei dubbi in proposito? Verifichiamolo insieme. A livello giuridico l’Italia celebra l’anniversario dei suoi 150 anni avendo ultimamente approvato due trattati, Maastrich e Lisbona, che mettono il Cittadino Italiano nelle mani di organismi extraterritoriali gestiti da personaggi istituzionalmente “intoccabili” che possono (se lo qualificano insurrezionalista) reprimerlo, incarcerarlo e persino condannare a morte. Rammentiamo che in Italia la pena di morte… non c’è! Un bel passo indietro, non credete? Se, come è possibile, non Santi bensì marpioni appartenenti a club, commissioni e combriccole varie (sia leciti che illegali) andranno a governare quegli organismi… stiamo freschi. Questa è “antipolitica”… solo a casa mia?
Naturalmente il Cittadino lo difendi anche attraverso lo strumento monetario: con l’euro siamo stati difesi? Se la perdita di oltre il 130% del potere d’acquisto della moneta europea in neanche 10 anni è sufficiente a testimoniare che non lo siamo stati… ebbene, questa è “antipolitica”.
Siamo poi d’accordo tutti che il Cittadino lo migliori dandogli la possibilità di accrescere il proprio livello culturale? È andata così? Se pensate che l’80% dell’arte mondiale è in Italia e che i nostri musei (area culturale) ne contengono chilometri di casse chiuse (se ancora non sono state sottratte con destrezza, visto che il loro censimento è incompleto) e non sono aperti al pubblico, gratuitamente e non, 24 ore su 24 e che il Cittadino che dovrebbe visitarli deve lavorare quasi tutta la giornata per pagare gli sprechi della politica (area giuridico-statale) e delle banche (area economico-finanziaria)…
Voi capite che questa, oltre ad essere una democratica presa in giro visto che ci accomuna tutti, è anche “antipolitica” conclamata. E qui però, dopo la verifica, viene il bello: i politici credono di fare politica, accusano chiunque non sia dei loro di fare antipolica… e “antipolitica” l’hanno fatta, da sempre, soltanto loro. E cosa vuol dire antipolitica? Vuol dire “la politica che uccide la politica”, che si rende superflua da sé, che fa spazio ad altro che la va a sostituire…
E così è, visto che al suo posto oggi è la finanza che fa la parte sua: appunto, Monti. Monti è la personificazione della speculazione finanziaria mondiale al potere che, dopo aver rotto di nascosto i vetri di casa nostra (con la moneta a debito, l’interesse composto e i derivati tossici) viene ad aggiustarceli in quella che ora sarà presto casa sua e non più nostra. Nel 150 anniversario dell’Unità solo corporea d’Italia questo è un sintomo assai preoccupante.
E perché i nostri navigati politici non accusassero di fare “antipolitica” il nuovo Presidente del Consiglio [tecnicamente è un golpe bianco, nel senso che non da noi Singoli Individui, ma è stato messo lì dai Governatori della Fed e della BCE in prima battuta e in seconda dai Presidenti Obama, Cameron, Merkel e Sarkozy citati... in ordine di importanza] Napolitano I° con un bliz che ha sorpreso tutti gli analfabeti sociali ancora in circolazione lo ha fatto Senatore a vita. Et voilà les jeux sont fait. Non vi ricorda il gioco delle tre carte? o delle tre campane?
Anestetizzati da ciò i nostri rappresentanti si sono di fatto auto-tagliati i cosiddetti zebedei politici (ammesso che in quel carrozzone di baby-pensionati qualcuno ancora li avesse conservati). D’altra parte possiamo capirli: tengono famiglia, alcuni sembra pure in senso criminale, e per salvare il proprio posticino di lavoro sono dispostissimi a farlo perdere a noi sudditi.
Purtroppo, chi è subentrato al Governo ha un’altra idea del nostro lavoro. E con la riforma delle pensioni è stato chiarissimo nei fatti: allungando il tempo delle pensioni, ci ha reso evidente la nostra condizione di utili schiavi. Un dono natalizio, da accettare obbligatoriamente sotto il ricatto del sicuro fallimento dell’Italia. Detto da chi fino ad ora non ha azzeccato un pronostico in 10 anni ci… consola molto e ci rassicura altrettanto.
Notate poi il ricatto morale con cui anche i politici a loro volta vogliono anestetizzare noi. Serve il senso di responsabilità: non possiamo essere la vergogna dell’Europa. Se deve fallire la facciano fallire altri: questo il messaggio. Bene. E dov’erano in questi 60 anni prima del disastro, per i vari Andreotti, Ciampi, Amato, Dalema, Prodi, Berlusconi e compagnia parlamentare cantando, il senso di responsabilità e quello della vergogna? Dove li avevano imboscati? In ogni caso, però, che si siano autoeliminati facendo “antipolitica”, lo certifica l’avvento “inusuale” del nostro nuovo Presidente del Consiglio.
Fortunatamente per noi Monti, ci dicono, non è in conflitto di interessi come il suo predecessore. Quello badava ai suoi interessi personali, mentre questo nuovo è un altruista: quello che fa lo fa disinteressatamente a vantaggio di altri (che non siamo noi Italiani, però). Infatti, la prima cosa che ha fatto è stata quella di andare a spiegare le sue intenzioni ai suoi co-frequentatori del Club Bilderberg: giornata d’incontro con Barroso e Van Rompuy.
Poi è andato a sentire il parere di Draghi alla BCE e quello di Sarkozy e Merkel: i quali restano ammirati per quello che ha messo giù… da far ingoiare agli Italiani. Con la Commissione trilaterale del trilaterale ministro del Tesoro USA Gheitner che lo appoggia apertamente, con la Goldmann Sachs e con tutti gli altri gruppi di cui faceva parte non ci sono assolutamente problemi di conflitto d’interessi: dopo le dimissioni, Monti non è più un’eminenza grigia nascosta, bensì un leale funzionario dello Stato Italiano. E proprio questo si vede nel rapporto con i politici italiani che lo sostengono col loro senso di responsabilità: sono gli ultimi a sapere le cose e debbono ingoiare il rospo in incontri notturni segreti… poi non segreti perché qualcosa trapela. Se per i riottosi è pronto il ricatto della votazione con la fiducia, per noi Singoli Individui è tutto un fiorire di sondaggi che favoleggiano dell’accordo degli italiani sulla manovra. Dato l’uso che si fa dei sondaggi, assolutamente strumentale, sono propenso a credere che se ci fosse un qualsiasi referendum, questa manovra (come questa Europa degli speculatori tossici) non la vorrebbe nessuno.
Però rammentiamo sempre che a non saper né leggere né scrivere il sociale siamo noi Singoli Individui: è responsabilità nostra se i bari sociali al potere possono farci firmare, come fanno da oltre due secoli, qualsiasi truffa a nostro danno. Il Governo Monti è l’ultima in ordine di tempo, poi ci saranno l’ESM e tante altre belle trovatine già in programma. L’ultima in ordine di tempo è quella ventilata dal compagno (di Monti) Van Rompuy: vietare il voto in Europa agli Stati non in regola col bilancio. Non si parla più di Liberté, Egalité e Fraternité: parola d’ordine dei nuovi padroni d’Europa è… Frégalité.
Rivediamo più volte la scena delle lacrime di cristallo del Ministro Fornero, la terza persona che esaminavamo come sintomo, come termometro della situazione per capire davvero cosa succede. Apparentemente è più tenera di Benigni e Napolitano: perché si commuove e piange, prima di passare la parola a Monti sulla nostra riforma da sudditi-schiavi inconsapevoli. Ma ricordiamo sempre che anche i coccodrilli piangono… quando hanno la pancia piena.
Tutto ciò non avviene per caso, e l’inettitudine dei nostri anti-politici al governo e all’opposizione da 60 anni ha solo accelerato i tempi dell’inevitabile attacco all’Italia per impadronirsi dell’Europa. La responsabilità non è però solo loro, come piace dire a tanti che si soddisfano con uno sfogo contro l’uno o contro l’altro, ma è nostra che li abbiamo votati e continuiamo a votarli. Come analfabeti sociali con ci siamo accorti delle dinamiche di cui Monti, la BCE e l’addio all’Italia-nazione rappresentano solo l’epilogo triste e doloroso per dare vita all’Euramerica dei fondi spazzatura e dell’Ice Trust.
Non capire quanto la monodimensione sociale prevalente sia un male peggiore del cancro, dell’aids o di quello che più temete voi, spiega come mai invece che alla Società tridimensionale equilibrata e sana ha portato, absit iniuria verbis, al Governo degli speculatori tossici nell’anniversario funebre dell’Italia. Italia dove oggi, dopo appena un secolo e mezzo di storia, è evidente il predominio della monodimensione economico-finanziaria sulle altre due (politica e cultura). Requiescant in pacem…
Come Singoli Individui abbiamo perso un’altra battaglia. Prendiamone atto e sdrammatizziamo dicendo che siamo passati da un Presidente del consiglio “caimano” ad un altro Presidente del Consiglio “alligatore”, con Ministro “coccodrillo” al seguito. Dalla padella nella palude, dunque.
Eppure queste considerazioni, che accenderebbero di entusiasmo Dànilo Mainardi, a noi debbono dare l’impulso decisivo per sostituire davvero questo cadaverico sistema sociale monodimensionale “prevalente”. E non dobbiamo fare neppure tanta fatica nel sostituirlo: la Società tridimensionale equilibrata, il sistema sano… già c’è. Ne illustreremo le tracce.

Commenti recenti