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Archivio per la categoria ‘tavolo del gioco sociale’

Siamo uomini o macachi?

Mors tua vita mea

Troppo impegnati a rincorrere le faccende quotidiane abbiamo perso di vista un dato di fatto che altrimenti, in fase di pacata riflessione, ci dovrebbe essere ben noto. Il Mondo è in continua evoluzione: il cambiamento climatico, le fonti energetiche, l’impatto ambientale, l’esaurimento delle risorse, gli eventi geo-politici…
E… l’uomo? Se fate caso ai discorsi in giro sembra l’unica cosa che non cambia mai: «S’è sempre comportato così»; «Dalla Storia non impara mai niente»; «Mutano le situazioni da affrontare, ma lui no».

A cosa dobbiamo questo convincimento generalmente diffuso che, lo vedremo, non corrisponde affatto alla realtà delle cose? Lo dobbiamo a quel modo di pensare che ci è stato trasferito, in ogni maniera possibile, dal moderno pensiero orientato scientificamente: in particolare dal suo carattere spiccatamente naturalistico-materialistico.

Come tanti scienziati, noi osserviamo il mondo che ci circonda con i nostri sensi fisici e ne vediamo i cambiamenti eliminando noi stessi dal contesto osservato: per avere un dato il più possibile oggettivo.     Per questo i mutamenti che ci riguardano rimangono inosservati, specialmente nella dimensione sociale “culturale” che, per oggetto, considera lo sviluppo dei talenti e delle qualità della Persona.              Persona che, per gran parte della scienza moderna, dev’essere l’osservatore che non osserva se stesso ma ciò che è esterno, che è fuori di lui. Continua a leggere…

Avanti un altro!

L’analfabeta sociale lo si massacra meglio… con l’Uomo del destino

Come definireste un individuo che per 17 anni passa il suo tempo a riporre le sue speranze di riscatto sociale in una persona, pur venendone ripetutamente deluso? E come definireste un individuo che nello stesso periodo di tempo attribuisce alla medesima persona la responsabilità di tutto quello che non va e che sta vivendo di socialmente insoddisfacente?
E come definireste entrambi gli individui in questione nel momento in cui si viene indubitabilmente a sapere che la persona oggetto della loro rispettiva simpatia/antipatia era assolutamente ininfluente e impotente rispetto alle attese messianiche dell’uno e al rancore dell’altro?

Se ci pensate, quei due individui non sono poi delle persone così “cattive”, tutt’altro. Come italiani, poi, in questi 17 anni ci siamo identificati in uno o addirittura in entrambi. Quei due individui – noi stessi dunque – sono solo dei sognatori della realtà sociale: sostanzialmente degli analfabeti sociali . Il vero problema però non è che siamo due, ma che siamo… la totalità degli Italiani. Continua a leggere…

Dicono tutti “Ghe pensi mi”… e manca sempre il piano “B”

Il pensiero sociale incaprettato da “paura” e “libidine”

Rientrando dalle vacanze estive forse per disperazione è riuscito a tanti di noi il non facile impegno di sottrarsi all’ossessivo martellamento di notizie infauste che, se fate caso, ondeggiano sempre tra “paura” e “libidine”.
Non però quelle “sane”, che portano avanti l’Umanità con la “U” maiuscola, bensì quelle “corrosive”: che la orientano verso una sub-umanità bipolare che vedremo caratterizzata nel ‘sub-umano-automa’ e nel ‘sub-umano-animale’.

E cosa hanno in comune questi due “involutivi” modelli di sub-umanità rispetto all’Uomo con la “U” maiuscola verso il quale già dovremmo cominciare ad evolvere, se non da ieri, almeno a partire da quest’inizio di terzo millennio?

Li accomuna la mancanza di capacità pensante “autonoma”, ovvero:
a) il ‘sub-umano-automa’ non pensa con la sua testa vorremmo dire di default: è socialmente vittima della manipolazione mediatica dei poteri forti (i soliti gruppi organizzati: economico-finanziari/politico-statali/cultural-confessionali) che per lui hanno ideato un ansiolitico mondo virtuale fatto di sperluccicanti I-pad e I-pod in continua fibrillazione tecnologica.
b) il ‘sub-umano-animale’ non pensa con la sua testa ma con sue gonadi: non è interessato, se le cose vanno socialmente male, al “piano B” semmai al “lato B” della modella o dello sportivone di turno. Per lui/lei si è attivata la fintissima Realityland dei Vel-Tronisti, dove Veline ristrutturate ad arte e glabri Tronisti palestratissimi imperversano in sempre più audaci offerte speciali di sé. Continua a leggere…

Il parassita più terribile per noi

Ce lo spiega Di Caprio, protagonista di Inception

Nel posto apparentemente più inatteso possiamo trovare spezzoni di realtà vera. Ad esempio, andando a vedere Inception con Leonardo di Caprio, il trucco dei bari sociali si svela: nella sua reiterata e uniforme semplicità ad una sola dimensione. Ma tutto ciò è talmente fuori della nostra mentalità quotidiana sognante – i valori culturali-religiosi, gli Stati etici democratici, le persone disinteressate che ci governano, le autorità in ogni genere e ambito sociale che pensano solo al nostro bene, ecc. – e gli effetti speciali sono così frastornanti e avvincenti che subito il tutto ci sembra una cosa fuori dal mondo, futuribile e fantasiosa.

“Meno male che a noi non possono succedere queste cose”, ci si consola a vicenda uscendo dalla sala di proiezione. E invece no! Rammentiamo che partiamo dal presupposto che stiamo sognando la realtà che crediamo di percepire. Continua a leggere…

Draghi: i soliti media, inneggianti a sproposito

Un it-alieno… alla Presidenza della BCE

È di questi giorni l’assordante coro d’apprezzamento unanime, circa la scelta di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea.
“La sua nomina dà onore all’Italia” dice Berlusconi “È un successo italiano, del nostro Governo, del nostro lavoro”. Draghi va benissimo anche all’opposizione, che rimarca anch’essa l’italianità vincente del nostro.
La stampa, la TV, la Radio e il web, poi, celebrano pure loro l’Italiano ora Capo della potentissima BCE. Certo, Mario Draghi è nato a Roma nel 1947 e perciò dal punto di vista dell’anagrafe è un Italiano a tutti gli effetti. Ma dal punto di vista sociale conta tutt’altro. L’ha rimarcato la TV tedesca, presentandolo come “…prussiano e indipendente; con quel suo fare così poco italiano…”.
E chi si è più avvicinato al corretto punto di vista sociale (l’unico che conta in concreto d’ora in poi) è stato il quotidiano tedesco Der Spiegel quando, in sintesi e per difetto, lo ha inquadrato e descritto enigmaticamente così:
“Ha una fama che incute timore… e una carriera limpida quanto rapida negli USA, in Italia e Gran Bretagna: come docente di economia, direttore generale al ministero del Tesoro, investment banker e banchiere centrale”. Continua a leggere…

Per farci diventare sub-umani ET, tutti i media sono “buoni”

Il sogno dei bari sociali veicolato anche… dalla musica leggera

Avendo acquisito consapevolezza delle tre leggi di base che tutti dobbiamo conoscere – per riappropriarci della possibilità di affrontare con successo una partita al tavolo da gioco mondiale con i bari sociali, che spadroneggiano strafottenti e arroganti – possiamo servircene per fare il punto della situazione su quasi ogni oggetto della nostra osservazione sociale.

Predisponiamoci così ad una serena ricapitolazione degli elementi fondamentali del gioco sociale mondiale, magari ascoltando musica in sottofondo, dato che a tutti è noto l’effetto rasserenante della buona musica. Nella nostra cultura occidentale il mito di Orfeo, che placa le belve infernali suonando la lira, può insegnare molto in proposito… sia che si ascolti musica classica, sia musica leggera.
Ogni tanto può capitare di ascoltare in auto (o in treno o a casa) una canzone di quasi cinquant’anni fa e ritrovarla ancora oggi attuale e piacevole all’ascolto: anche a quello dei giovani d’oggi. Ciò può portare a riflettere sul fatto che la musica leggera sostanzialmente si è arrestata, nella sua evoluzione, agli anni 60/70.
Da allora, infatti, sono quasi irrintracciabili fenomeni musicali innovativi evolutivi, mentre quelli degenerativi involutivi da rigagnolo che erano, in quei tempi, sono diventati alluvione. Naturalmente ci sono stati grandissimi artisti anche dopo il 1970, ma è come se fossero sparuti fenomeni eccezionali: nel senso di eccezione alla regola, involutiva, dominante. Sostanzialmente si è instaurato un “pensiero unico musicale” che non appartiene più all’area culturale, e per il quale la creatività dei vari artisti diventa sempre più ripetitività, uniformità ad un cànone, ad una forma esteriore, in cui viene calata la musica leggera di oggi. Forma con la quale si è piegata, nella direzione voluta, la sostanza: la fantasia creativa dell’artista vero. Forma… imposta da cosa o da chi? Continua a leggere…

Eterogenesi’ dei fini… e ‘Bamboccioni’

Un automatismo assolutamente da conoscere

Eterogenesi’ dei fini. Ne sentiamo parlare sempre più spesso, in ogni àmbito sociale. Cosa significa? Mentre ‘fini’ (scopi od obiettivi) è una parola chiara, perché tratta dalla nostra melodiosa lingua italiana, ‘eterogenesi’ è tratta dalla più sintetica lingua greca, ed è una parola composta da altre due: ‘eteros’ e ‘genesis’. ‘Eteros’ equivale ad ‘altro’. ‘Genesis’ equivale a ‘nascita, origine’. Perciò ‘Eterogenesi’ significa ‘nascita di ciò che è altro, diverso… contrario’.
‘Eterogenesi’ dei fini, allora, si ha ogni volta che si dà origine al contrario di ciò che ci si era proposti di realizzare.

Oggi, purtroppo, ciò accade in ogni area sociale. Sempre. Ad esempio, in area culturale, pensiamo alla Scuola e a cosa è diventata rispetto all’unico obiettivo (il fine) che ha da quando è nata: formare Singoli Individui autonomi e responsabili, dotati di equilibrato spirito critico, i cui talenti e qualità vadano a vantaggio della collettività. Continua a leggere…

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