Stato schiavista: il nemico pubblico numero 1 degli Italiani


Ofelé fa’ el to mestè… non quello degli altri

In natura, ognuno ha un “nemico numero 1” da cui difendersi: in mare per il merluzzo è la foca, per la foca è lo squalo, per lo squalo è l’uomo.

In America del Nord, dopo l’umanitaria eliminazione di Osama Bin Laden – perché se non è umanitaria non la vogliamo – è stata la volta di “Bianchiccio”, ovvero James Bulger detto “Whitey”.
Diventato nemico pubblico numero 1 dopo la morte del Principe saudita, il gangster irlandese pallidino ma spietatissimo sarebbe il prodotto di uno dei tanti ‘caritatevoli’ esperimenti condotti nel paradiso (a stelle e strisce) dell’eugenetica e del condizionamento mentale.
Bulger, secondo le rivelazioni dei compagni di cella, a fronte di un forte sconto di pena quando si trovava in carcere, negli anni Cinquanta aveva deciso di sottoporsi a MK-Ultra. Il programma segretissimo della CIA per il controllo della mente che ha ispirato il celebre film “The Manchurian Candidate“. Che non è l’unico film ispirato da “Whitey” per la sua ferocia. Su di lui Martin Scorsese ha costruito il personaggio principale del film “The Departed – Il bene e il male“, protagonisti Jack Nicholson e Leonardo di Caprio.

Ma ora passiamo dalla triste realtà che ha ispirato la fiction cinematografica alla fiction borsistica che ha tristemente ispirato la realtà. Nel golfo della Luisiana, causa l’infernale intreccio petrol-dollaro-speculativo, che rende ovunque un optional fastidioso la presenza della vita nei siti estrattivi, il mare si è trasformato nel nemico numero1 di pesci, uccelli, mammiferi e uomini. Lì, per l’uomo il mare non è più una fonte di vita pluralistica (a più dimensioni) ma è ora abisso di malattia e morte poiché si è ridotto ad una sola dimensione “prevalente” sulle altre: quella “inquinata“… per la fuoriuscita di milioni di barili di petrolio dalla piattaforma sottomarina della BP.

Come il mare della Louisiana negli USA, così pure lo Stato post-moderno in Italia si è trasformato nel nemico numero 1… del Singolo Individuo. Lo Stato italiano non è più fonte di libera vita democratica pluralistica (a più dimensioni) ma è ora abisso di malattia, schiavismo finanziario e morte sociale dei suoi Cittadini poiché si è ridotto ad una sola dimensione “prevalente” sulle altre due: quella politica.

Dal punto di vista nazionale – limitiamoci dunque per ora a questo – è un male che la dimensione sociale culturale e quella economica debbano soffrire l’esondazione nei loro territori (nell’oggetto della loro specifica socio-diversità) da parte dell’asfissiante onnipervasività politica. In cosa consiste la socio-diversità delle singole aree? Vediamolo insieme.

La politica si occupa dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri del Cittadino, quindi di emanare (Parlamento e Parlamentari) leggi valide per tutti, di governare (Ministri, Governatori regionali, Presidenti provinciali, Sindaci, Assessori) i Cittadini in maniera equanime, di far rispettare la giustizia (Tribunali e Giudici) in modo che “la legge sia uguale per tutti“.

La cultura si occupa liberamente di “tirare fuori” i talenti e le qualità della Persona a vantaggio della collettività, in un percorso evolutivo (dall’asilo nido ai master post-universitari e oltre) che, tenendo conto delle libere convergenze di genitori-maestri-scolari, renda autonoma e responsabile la Persona.

L’economia si occupa di far fronte alle esigenze del Consumatore attraverso la fraterna circolazione delle merci e dei servizi. Notiamo però che in una società sana è l’economia che provvede alle esigenze del Consumatore, mentre nell’attuale società malata è il Consumatore che (strizzato dal fisco come un mocio Vileda) è obbligato a consumare, anche se non vuole, per provvedere alle esigenze dell’economia.

Teniamo inoltre conto del fatto che “Consumatore” è anche l’Impresa produttrice (di materie prime) come pure il Distributore (di risorse produttive) e non solo l’utente finale: colui che per l’inavvertito condizionamento monodimensionale siamo abituati a considerare come il Consumatore per antonomasia. Ora, provando adesso ad allargare questa considerazione anche alle altre due aree sociali, non è interessante rilevare che se nell’area economica tutti sono “consumatori”, viceversa nell’area politico-statale tutti sono “distributori”, e in quella culturale tutti sono “produttori”?

Se infatti torniamo all’Italia e alla sua monodimensione politica “prevalente” abbiamo la conferma di quanto sopra osservato. È tutto un “distribuire”… a destra al centro e a manca: poltrone, pensioni, privilegi, incentivi, rottamazioni, sussidi ecc.
Pensiamo solo all’essenza distributiva di un manuale “Cencelli” e così via. E cosa succede per il fatto che la politica (il “distributore”), prevalendo infine su cultura ed economia, che ingloba in sé, diventa l’area sociale che si occupa di tutti e di tutto?
Sostanzialmente questo:

  1. che entra in casa del “produttore” (la cultura, la spiritualità) con il modo di pensare del distributore: ecco allora la nascita delle baronie nepotiste universitarie, dei professori agglomerati ideologicamente, dei percorsi di studio favorevoli alla nascita di burocrati e militari – che dire del “nonnismo” entrato ormai nelle scuole di ogni grado e della crescente somiglianza di queste ultime con le caserme militari?
  2. che entra in casa del “consumatore” (l’economia) con il modo di pensare del distributore: ecco allora la distribuzione delle poltrone delle Utility comunali, provinciali e regionali per meriti ideologici, non per capacità effettive, e gli ormai quotidiani inciuci politico-affaristici. Oppure la creazione di cattedrali nel deserto perché aumentano il PIL, o la nomina ai vertici bancari di uomini di provata fiducia ideologica (i Geronzi, i Palenzona ecc.) e compagnia cantando.

Già solo queste osservazioni spiegano che è in atto un meccanismo autoreferenziale, che si muove da sé, e che ottiene inevitabilmente obbedienza da chi di volta in volta viene eletto (che sia di destra, sinistra, centro, onesto o delinquente… è indifferente).
Non a caso Prodi ha dovuto realizzare iniziative del governo Berlusconi e Berlusconi ha dovuto realizzare iniziative del governo Prodi. Si spiegano anche gli sprechi dei politici “distributori” e si spiega pure la crescita inarrestabile delle mafie e delle camorre.
Nell’area politico statale si sono imposte non tanto come anti-Stato, bensì come supporto allo Stato… come vice-Stato. Nel trasporto/smaltimento dei rifiuti, ad esempio, la fanno da padrone e così pure nelle altre situazioni che il vero Stato non vuole gestire o non è capace di gestire. Se interrogate gli affiliati, poi, quasi tutti dicono che senza queste entità non avrebbero lavoro… che lo Stato li ha abbandonati [esattamente come ha abbandonato tutti noi al tristo destino di schiavi della finanza internazionale].        E se seguite le cronache di questi giorni vedete come continuamente si “scoprono” inciuci tra ‘alta politica’ e boss camorristico-mafiosi. Tutti soddisfatti, però: c’è chi porta voti e chi incassa appalti.

Cosa può mai fare un’area culturale devitalizzata (dalla politica)? Poco o niente. O si muove il Singolo Individuo, rischiando la pelle anche sotto il ‘fuoco amico’ delle istituzioni, come succede al volontariato solidale o artistico, oppure c’è solo… nebbia.
Cosa può fare l’area economica devitalizzata (dalla politica)? Poco o niente, quando è sotto schiaffo degli enti pubblici che pagano anche con 730 giorni di ritardo e sono inarrivabili quando alle imprese serve un documento o un intervento veloce: imprese per di più tartassate da un fisco estremamente vorace.

Ma, qualcuno dirà, molte cose malvagie le causa solo l’economia (es. i derivati tossici, la moneta a debito) e la politica è inerme nei confronti delle Agenzie di Rating o della BCE. Sono d’accordo, faccio solo osservare che con queste considerazioni siamo usciti dall’àmbito nazionale e ci siamo posti su due altre direzioni d’indagine, verso:

  1. lo Stato a una dimensione economica “prevalente” sulle altre due (USA, UK ad esempio)
  2. l’àmbito operativo dell’economia: planetario… non statale com’è quello politico.

Senza saperlo abbiamo aggiunto una dimensione completamente diversa (per àmbito operativo, oggetto e soggetto specifici, strutture chiave ecc.): dimensione che nell’àmbito nazionale è soffocata e aggiogata al carro dei Partiti. Se aggiungessimo anche osservazioni pertinenti all’area culturale (anch’essa nell’àmbito nazionale soffocata e aggiogata al carro dei Partiti) avremmo finalmente il quadro sociale completo, come dovrebbe essere: tridimensionale.

Insistere nell’affidare il governo della società moderna ad una sola delle tre dimensioni sociali (in Italia quella giuridico-politica, in altri Paesi una delle altre due) non solo è un assurdo sociale, dal punto di vista delle variegate esigenze delle comunità moderne, ma è addirittura un comportamento sempre più apertamente criminale.
Perché assurdo? Per dare un esempio sarebbe come obbligare uno dei due avversari di un incontro di pugilato a combattere su una gamba sola (legando le sue gambe strettamente insieme) o come obbligare tutti, per andare da Milano a Roma, ad usare l’aereo… vietando assolutamente l’uso di treno e automobile.
Perché criminale? Perché ha come controparte necessaria la crescente schiavizzazione affamatrice delle Popolazioni inermi.

Infatti, se non ci hanno ancora tristemente aperto gli occhi le vicissitudini della Grecia, nel succedersi delle emergenze finanziarie possiamo vedere in Italia come lo Stato con monodimensione politica “prevalente” [tradendo il suo ideale guida (l’Uguaglianza) che delocalizza in una delle altre due aree] uccide il Cittadino e fortifica le mafie: da molto tempo qui da noi “la legge non è più uguale per tutti”.

La monodimensione sociale dominante poteva andare bene ai tempi dell’Egitto dei Faraoni, meno bene al tempo dei Romani e già durante il Rinascimento (che uccide) inizia ad essere perniciosa: figurarsi (dopo altri 500 anni) all’inizio del terzo millennio. Lo vediamo quotidianamente dalle sperequazioni in atto in USA, Russia, Cina, Europa, Italia e ovunque nel mondo: la monodimensione “prevalente” sulle altre due è diventata il male sociale assoluto.

Non possiamo più dare retta a chiunque (di destra, sinistra, centro) in Italia ci dice, su tutto e per tutto, “Ghe pensi mi”. Semmai diventa prioritario seguire un proverbio milanese assai significativo:

Ofelè fa’ el to mesté” – Pasticcere fai il tuo mestiere… e non quello degli altri!

Dunque, come far fare ad ognuna delle tre aree sociali classiche, il proprio mestiere e non quello delle altre due? In Italia semplicemente mettendo le altre due aree (cultura ed economia) in condizione di pari operatività, discrezionalità e autonomia con l’area politica. Ognuna pertanto autonoma nel proprio specifico àmbito: mondiale quello dell’Economia, nazionale quello della Politica, personale quello della Cultura.

Se diventiamo consapevoli davvero della perniciosità di questo meccanismo acefalo a una dimensione “prevalente” sulle altre due – il cosiddetto sistema che ha la forza di stritolare nel suo abbraccio ricattatorio anche i migliori tra noi – sappiamo che è giunto ora il momento di trasformare l’attuale Stato schiavizzatore del Singolo Individuo, ovvero il nostro nemico pubblico numero 1, nell’amica pubblica numero 1: la Società tridimensionale. Nei tempi nuovi l’unica possibile liberatrice, nostra e dei nostri cari.

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3 commenti su “Stato schiavista: il nemico pubblico numero 1 degli Italiani

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