Per l’Italia è giunto il tempo delle “pulizie” di Pasqua


Cosa buttiamo via, per rinnovare la penisola?

 

Uno dei momenti importanti nel ritmo annuale di vita della collettività è quello che si rifà alla tradizione pasquale. Dal punto di vista esteriore, in contrapposizione all’invernale periodo natalizio dove si accoglievano doni, questo periodo primaverile è caratterizzato dalle pulizie pasquali: quando si eliminano le cose inutili o quelle rotte.

E anche dal punto di vista sociale questo inizio di terzo millennio si caratterizza come primaverile momento delle pulizie pasquali, che fa seguito all’invernale accoglimento dei doni sociali che lo ha preceduto. La domanda è per tutti noi: «Cosa è socialmente inutile o guasto? Cosa buttiamo via?»Al di là delle nostre simpatie ed antipatie personali, osservando in maniera oggettiva le tre dimensioni (Cultura, Politica, Economia) in cui si caratterizza la moderna vita sociale, in merito possiamo farci un’idea precisa aderente ai fatti.

Abituati come siamo a considerare unitariamente, mescolate assieme, le tre dimensioni sociali, dobbiamo invece porci dal punto di vista tridimensionale per afferrare il nuovo, che altrimenti è soffocato dall’arrogante onnipresenza del vecchio. Perché il rischio, come sta avvenendo adesso anche sotto gli appassionati auspici del nostro Presidente della Repubblica, è quello di scambiare un qualcosa che è vecchio e malato dentro come fosse qualcosa di nuovo… semplicemente perché fuori appare e lo si etichetta come “nuovo”.

Perciò procederemo all’osservazione, una dopo l’altra, di una dimensione sociale alla volta:

1) Da ormai due secoli, la dimensione culturale si è via via impoverita. Ne fanno parte la vita religiosa, l’espressione artistica, la ricerca scientifica. Questa triade caratterizza in sostanza tutto ciò che è relativo allo sviluppo dei talenti e delle qualità della Persona autonoma ed equilibrata. Centrale in tale dimensione sociale è l’elemento educativo-pedagogico che si esprime nella Scuola in senso lato. La quale a sua volta, a partire dall’asilo nido di base, oggi culmina al vertice nell’istituto dell’Università della conoscenza.

In questi 200 anni che ci separano dalla Rivoluzione francese – presa come spartiacque culturale significativo tra un vecchio mondo al tramonto ed una nuova aurora europea allora nascente – l’Università è stata sempre meno capace di portare i propri allievi alla comprensione del mondo. Non solo è sempre rimasta indietro, rispetto a tutto ciò che nel mondo si dispiegava storicamente, ma si è sempre più caratterizzata in senso monodimensionale specialistico. Specializzazione, in contrasto sintomatico con il suo stesso nome di Università. Specializzazione che se da un lato è un limite fortissimo alla crescita culturale a 360° delle nuove generazioni, dall’altro ha prestato il fianco ad una visone parziale della realtà che in Italia si esprime non solo nel fatto dello schierarsi politico di intere facoltà universitarie a favore di un’ideologia politica di destra o di sinistra o di centro (di per sé assolutamente estranea all’area culturale stessa), ma anche nel fatto della sua sottomissione alle esigenze economiche. Dell’intreccio monodimensionale della missione culturale specifica dell’Università con la politica e l’economia sono espressione sia il fenomeno squilibrato delle sedi di addirittura singole facoltà universitarie distaccate dalla sede centrale, sia la squilibrata moltiplicazione “creativa” dei percorsi di laurea e la moltiplicazione dei livelli degli stessi.

Un tempo, se si voleva conoscere il mondo l’Università era un buon luogo in cui recarsi. Oggi è il contrario: se vuoi conoscere il mondo davvero… devi uscirne.

2) Da parte sua, da un secolo e mezzo, la dimensione politica si è via via impoverita. Nella sua interpretazione democratica moderna ne fanno parte l’aspetto legislativo parlamentare, quello giurisdizionale dei Tribunali e quello gestionale di Governo della Pubblica amministrazione. Questa triade caratterizza in sostanza tutto ciò che è relativo alle relazioni tra uomo e uomo e si concretizza nell’espressione e nel rispetto dei reciproci diritti e doveri del Cittadino equilibrato e collaborativo. Centrale in tale dimensione sociale è l’elemento giuridico-politico che si esprime nello Stato. Il quale a sua volta, a partire dall’incontro di base tra due Cittadini, oggi culmina al vertice nell’istituzione del Partito democratico e della sua “arte” politica parlamentare.

Se prendiamo come spartiacque significativo per l’Italia il periodo risorgimentale, nel 2011 esso è culminato nella celebrazione del suo stesso funereo 150° anniversario.

 

 

Funereo perché segna il passaggio del testimone dal dominio sociale della dimensione politica del Partito a quella economica della Banca. Sintomaticamente (!) pure gli organizzatori istituzionali dell’anniversario sono stati travolti da un buco finanziario… di ben 4 ml di euro. In questo arco temporale il Partito (di sinistra, destra, di centro che sia) è stato sempre meno capace di portare i propri membri alla comprensione dell’essenza dell’attività statale: garantire la serena relazione giuridica tra i Cittadini. E non solo è sempre rimasto arroccato su posizioni ideologiche astratte ritenute valide a priori, rispetto all’evoluzione civica che il proprio rappresentato invece traeva dalla vita reale, ma si è sempre più caratterizzato in senso degeneratamente esclusivo: escludente gli altri, escludente il dialogo. Anti-sociale.

 

Esclusività litigiosa che se da un lato è un limite fortissimo all’equilibrata crescita politica delle nuove generazioni, dall’altro ha prestato il fianco ad una visone parziale della realtà che si esprime non solo nel fatto che si è creata una squilibrata cultura burocratico-clientelare paralizzante la vita della collettività statale; ma anche nel fatto che si è costituito uno squilibrato “inciucio continuo” con l’elemento economico, espressione del lobbismo più deteriore nei confronti del Cittadino: degradato a suddito inerme ed espulso alla periferia sociale. Apri un quotidiano qualsiasi e ne hai ogni giorno svariate prove illuminanti.

 

Dell’intreccio monodimensionale della missione politica specifica del Partito con la cultura e l’economia sono espressione sia il fenomeno squilibrato delle lottizzazioni degli Istituti scolastici in genere, sia la squilibrata lottizzazione dei posti chiave all’interno di Banche e Imprese di interesse nazionale, regionale, locale.

 

Un tempo, se si voleva fare qualcosa per il Cittadino lo Stato parlamentare democratico era un buon luogo in cui ritrovarsi con gli altri. Oggi è il contrario: se vuoi uguaglianza per te e per gli altri davvero devi modificarlo… devi uscirne.

 

3) Dal 1970, per l’Italia, la dimensione economica si è ingigantita a dismisura, ma è solo apparenza di prosperità e opulenza: in realtà anch’essa si è impoverita, se riflettiamo che inizia proprio in questi anni l’ingigantirsi del debito pubblico, ossia la reale povertà di tutti noi. 32.000,00 euro a cranio il debito di ogni neonato italiano al primo vagito. Questa, è ricchezza?
Fanno parte di questa dimensione sociale l’attività produttiva (agricola, industriale, professionale), l’attività distributiva (negozi, grossisti, distribuzione organizzata, banche, assicurazioni), l’attività di consumo (dell’utente finale, ma anche dei produttori e dei distributori: anch’essi consumano materie prime, benzina ecc.). Questa triade sintetica (produttore, distributore, consumatore) caratterizza in sostanza tutto ciò che è relativo alla circolazione delle merci e dei servizi destinati a soddisfare le esigenze del Consumatore equilibrato e responsabile. Centrale in questa dimensione è l’elemento dello scambio che si esprime nel Mercato. Il quale a sua volta, a partire dal campo seminato di base, oggi culmina al vertice nel distributore del denaro: ahinoi… nella Banca speculatrice.

A partire dagli anni dell’austerity – e per chi li ha vissuti sono stati un altro modo concreto in cui si è espresso l’impoverimento e la fragilità dell’economia nazionale – la Banca è stata sempre meno capace di portare i propri operatori alla comprensione della sua funzione economica specifica in quanto “distributore” di danaro. Ovvero: finanziare l’economia reale.

La sua capacità di seguire la vita economica a livello planetario, e quindi ben oltre i confini statali, ha fatto sentire troppo soffocanti e stretti alla Banca i limiti politici e culturali della nazione di provenienza.
Anche in questa involuzione della Banca possiamo riverificare la validità della legge sociale dello Slittamento laterale degenerativo. Infatti, da un punto di vista sociale definibile come sub-economico, ciò l’ha convinta a bramare lo squilibrio finanziario-speculativo e perciò che le era necessaria una nuova operatività bancaria relazionale più onnicomprensiva la quale infine, slittando da quest’àmbito sub-giuridico nell’àmbito sub-culturale, è degenerata in una vera e propria religione di credenti speculatori. Con il dogma “originare e distribuire” al centro del proprio altare sacrificale, attorniato dagli innumerevoli cadaveri dei clienti (privati e Stati) sacrificati.

Dogma che riposizionava la Banca da “distributore” di danaro nell’economia reale a “produttore” di derivati tossici nel libero mercato dell’attuale Èra tecnotronica.
È questo il più tangibile risultato, tridimensionalmente sub-umano, dell’ingannevole visione del mondo fortemente impulsata e voluta dai 2 fondatori della Commissione Trilaterale: Sbigniew Brzezinski e David Rockefeller.  Di questo organismo sovranazionale, il Professor Mario Monti è stato il numero 1 per la “gamba” centrale europea (America e Giappone sono quelle laterali), fino a pochissimo tempo fa.

Passare da distributore a produttore, ha dato il via allo tsunami che sta ancora sconvolgendo il mondo con tutti i “prodotti” della finanza ‘creativa’. Che ha ingannato Stati e privati… ma non la realtà economica. La quale, letteralmente avvelenata, li ha etichettati come “prodotti” di finanza ‘tossica’.

Non paga di questa mutazione contronatura, involutiva e sub-culturale, la Banca ha pensato di doversi ingerire nell’area statale anche in un ruolo guida. Pensiero scontato, per chi ha nell’occhio tutti i giorni l’intero Pianeta, sentirsi in dovere di consigliare, suggerire e poi – già che c’è, si fa anche prima – darsi da fare per sostituirsi al Partito nel dominio dello Stato e dei Cittadini.

Nasce così la monodimensione economico-finanziaria speculativa arraffa tutto di oggi. Espresso in un’immagine-sintesi: il Lupo-finanza si è mangiato Nonna-politica e Cappuccetto Rosso-cultura.

Negli USA (e getta nella disperazione, è il caso di dire) questo è già successo più volte nell’arco di un secolo e mezzo: approfittando dell’analfabetismo sociale e generazionale dei cittadini americani indifesi dai loro Partiti.
Anche se la qualità del video non è eccelsa, pure è interessante conoscere la ricostruzione dei fatti che fa Bill Still col suo pluripremiato documentario: The secret of Oz. Qui ne avete l’inizio sottotitolato in italiano: in più spezzoni su You Tube arriva fino alla vigilia della decisione del Popolo dell’Islanda di non accettare la socializzazione delle perdite delle Banche private iperspeculatrici.

Esempio assolutamente da seguire, quello islandese, se vogliamo rimandare in angloamerica la colonizzazione bancaria in atto di tutti i popoli europei.
Non è questa monodimensionale Bank-Europa degli speculatori, ma l’Europa dei Popoli come Società tridimensionale quella che ci piace di più.

In Italia l’avvento delle Banche Internazionali [col posizionamento dei propri adepti alla guida del Paese, se notate di riffa o di raffa tutti i membri di questo Governo sono bancocentrici] si è realizzato proprio allo scoccare del 150° anniversario dall’Unità con la nomina di fine 2011 a Senatore preventivo a vita di Mario Monti. Nomina escogitata da un Presidente della Repubblica anziano in cui testa e astuzia sono di livello sopraffino. Non sorprende la successiva nomina plebiscitaria di Monti (meno la Lega Nord) a Presidente del Consiglio da parte di tutti i Partiti, disorientati dall’attacco delle Agenzie di Rating e degli speculatori.

Disorientamento che è scontato in Politici che non distinguono la febbre (la situazione dell’economia) dal termometro (lo spread). Politici che perciò hanno salutato come un taumaturgo il Monti-a-me-gli-occhi-please. Il quale non ha fatto altro che inserire il termometro nel bicchiere pieno di ghiaccio prestatogli dall’omonimo “uomo d’oro” della BCE, vantandosi poi di aver ridotto la febbre… indicando l’abbassamento della colonnina di mercurio.
Risultato: il termometro (lo spread) è calato un poco e tornerà a crescere esaurito l’effetto del ghiaccio di Draghi, ma la febbre reale (la situazione dell’economia) alimentata dal fuoco delle 55 nuove tasse in appena 100 giorni non può che aumentare progressivamente. Qualcuno tra noi non se ne è ancora accorto?
Il prevedibile futuro è che sia sempre un uomo con questa visione del mondo a succedere a SuperMario alla guida del Governo. Quando il nostro eroe assumerà un incarico di rilievo in quella moderna Banca Internazionale privata europea che è in realtà l’Eurozona dei 17 Paesi, in qualità di Gran Sacerdote del fiscal compact, in Italia lo sostituirà probabilmente un baldo rappresentante dell’impresa. E, se fosse anch’esso membro della Commissione Trilaterale abbassatermometri, vedremo probabilmente sorgere all’orizzonte, dall’imbolsito paddock trypartisan e in pole position, un rombante Luca di Montezemolo… pronto in tazza.
Sì, piacerebbe a tutti sapere come la pensano i bari sociali mondiali che ci hanno imposto i due supergemelli diversi che, combinazione, tutti ci invidiano in Europa e nel mondo, ma è difficile instaurare un dialogo diretto. Tuttavia, ogni tanto, sul fronte di queste grandi Banche Internazionali appaiono come metèore personaggi che fanno outing. Come ci racconta Emanuele Vandac a proposito della lettera di dimissioni di Greg Smith, fino ad ora anonimo dirigente della Goldmann Sachs a Londra.
Lettera che è stata pubblicata dal New York Times, e che è illuminante rispetto a quell’opaco e contorto pensiero che anima gli Oligarchi bancospeculatori mondiali.

Scrive Greg: «La banca ha modificato il mio concetto di leadership. Una volta leadership voleva dire avere idee, dare il buon esempio e fare la cosa giusta. […] Oggi, se fai fare alla banca abbastanza denaro (e non sei proprio un serial killer) farai carriera. […] Nell’ultimo anno ho sentito cinque diversi direttori riferirsi ai propri clienti con il termine ‘marionetta’, talora perfino nelle e-mail interne. […] Mettiamoci idealmente in un giorno qualsiasi tra dieci anni: non occorre essere dei geni per capire che il ragazzo di bottega che siede in silenzio all’angolo della stanza mentre sente parlare tutto il tempo di “marionette”, “cavare gli occhi” e “fare soldi” non sarà divenuto proprio un cittadino modello». Poi, come è successo a Greg, fare la figura del burattinaio Mangiafuoco e del suo circo di osannanti marionette… non piace più.

Questa onnipervasività bancaria internazionale sta provocando volutamente la scarsità monetaria – come più volte ha documentato Bill Still nei video seguenti che trovate sempre su You Tube – per velocizzare la sottomissione delle altre due dimensioni sociali (politica e cultura): attribuendo a se stessa la moneta (operazioni Draghi a vantaggio delle Banche) e togliendola all’impresa e al consumatore.

 

Sono pertanto espressione dell’intreccio monodimensionale tra la missione economica della Banca la cultura e la politica sia il fenomeno della finanziarizzazione culturale di tutti e tre i protagonisti dell’economia attraverso l’abuso dell’uso della card (carta di debito, non come ci dicono… di credito); sia la lottizzazione dei posti chiave politici all’interno degli organismi locali, regionali, nazionali e della Comunità europea e mondiale.

Un tempo, se si voleva fare qualcosa per il Consumatore (impresa, negozio, correntista) la Banca era un buon luogo in cui recarsi. Oggi è il contrario: se vuoi fare qualcosa per te e per gli altri davvero… devi uscirne.

Ecco risolto il problema di cosa buttare via, di cosa è guasto e non ci serve più. Tutto ciò che è risultante dall’intreccio monodimensionale delle tre aree sociali: non la Scuola, non lo Stato o il Mercato in sé, ma la Scuola così com’è diventata oggi, lo Stato così com’è interpretato oggi, la Banca così com’è concepita oggi: proprio perché oramai diventati solo monodimensionali, squilibrati, competitivi, autoreferenziali, obsoleti. E dannosi per il Singolo Individuo nella sua espressione sociale tridimensionale: come Persona, come Cittadino, come Consumatore.

Non ci servono organismi sociali che originano dall’egoismo monodimensionale sociale e che, moltiplicando all’infinito l’egoismo personale di ognuno di noi, hanno portato a morire la nostra malata in-civiltà attuale. Ci serve  invece un sistema sociale diverso, equilibrato e sano:
1) ci serve una Scuola diversa: discrezionale e libera dal condizionamento di Stato/Mercato;
2) ci serve uno Stato diverso: capace di instaurare relazioni costruttive tra uomo e uomo non deviate da Scuola/Mercato;
3) ci serve una Banca diversa: che finanzi l’economia reale in autonomia rispetto alle pulsioni di Scuola/Stato e faccia circolare merci e servizi, non speculazioni selvagge.

Oggi più che mai è urgente capire che ci servono solo organismi espressione di un contesto sociale davvero tridimensionale. Nati e specifici per un sistema diverso, equilibrato e sano: la Società tridimensionale autonoma dei tempi nuovi.

Ora sì… che possiamo cominciare a ragionare su cosa buttare via per dare inizio alle pulizie pasquali sociali. Cominciamo, insieme, a scrivere la lista?

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2 commenti su “Per l’Italia è giunto il tempo delle “pulizie” di Pasqua

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