Robert C. Merton: premio Nobel per l’economia “virtuale” beffato… dall’Economia “reale”


Vicenda esemplare che spiega l’odierno precipizio finanziario mondiale

 

Nell’ultimo trentennio del secolo scorso abbiamo assistito ad un fenomeno singolare: la dèificazione dell’Economista phisically correct. Ossia capace di trarre ispirazione dalle scienze naturali per le sue osservazioni economiche e per la creazione di modelli esplicativi e predittivi dell’andamento dei vari eventi finanziari (formazione dei prezzi delle Azioni, riduzione del Rischio finanziario ecc.).
In particolare, dalla Fisica.

E come in un famoso Carosello, per un dentifricio, il partner maschile recitava incontestabile:
«Con quella bocca… può dire ciò che vuole» rimirando ammirato Virna Lisi, allo stesso modo nel viceversa contestabile ambiente finanziario angloamericano – probabilmente tra un robusto tiro di coca e l’altro – si era fatta strada la stupefacente convinzione che un Economista: «Con quella formula matematica… poteva dire ciò che voleva».Formula matematica integrali

Il percorso storico della neonata scienza economica, che voleva sempre più essere riconosciuta come scienza adulta, parte dal ‘700 inizialmente poggiandosi sul principio fisico della conservazione dell’energia e della massa, ma soprattutto mutua dalla fisica il dogma della necessità dell’uso della matematica per provare la verità di quanto osservato.

Tanto che Milton Friedman, il carismantico Benjamin Spock dell’economia neoliberale che diverrà il guru della Scuola economica di Chicago, affermava categorico già negli anni ’50 del secolo scorso:
«Le prestazioni [dell’economia] vanno giudicate dalla precisione, portata e conformità con l’esperienza delle previsioni che fornisce. In questo senso l’economia è, o può essere, una ‘scienza oggettiva’ precisamente nello stesso senso in cui lo è una qualsiasi delle scienze fisiche».

Purtroppo per lui, a partire dagli anni ’80 la realtà smentisce precisione, portata e conformità con l’esperienza reale delle predizioni economiche “formulate”. Non si sa come abbia digerito questo fallimento il bellicoso Milton, mentre ben più onesto fu il pacifista Benjamin a riconoscere di aver rovinato milioni di famiglie americane con le sue personali teorie pedagogiche: trovando anche il coraggio di scusarsi e chiedere il loro perdono.               [Milton Friedman e Benjamin Spock]milto+benjamin

Il problema di Milton, probabilmente, era lo schizofrenico dover riconoscere (da una parte) l’esattezza teorica dei modelli matematici di riferimento progettati e contemporaneamente (dall’altra) il radicale errore dei presupposti teorici unilaterali su cui si fondavano tali modelli rispetto alla concreta realtà economica stessa.

Cos’era successo nei due secoli, ‘800 e ‘900, in cui la matematizzazione e la fisicizzazione della realtà economica era proceduta a passi da gigante?

Grazie all’operare inosservato della legge di Gravità sociale si era affermato, rispetto al metodo scientifico che è alla base delle scienze naturali, l’esatto svolgimento contrario. Ovvero, di norma prima viene effettuata l’osservazione della realtà economica e solo dopo c’è la verifica matematico-fisica.
Adesso invece il dopo diventa prima, e viceversa.

Il modello matematico escogitato dall’Economista phisically correct viene progettato in antìcipo… al fine di “performare” in sèguito la realtà economica.
Non si osserva perciò l’economia come uno scienziato dovrebbe fare, ma la si ipotizza, la si determina matematicamente, la si crea, le si dà la forma voluta: si ha lo stesso approccio alla realtà del… pubblicitario.

Si ha addirittura lo stesso obiettivo del pubblicitario: creare il bisogno. Di cosa? Della finanziarizzazione di ogni aspetto della vita economica… e perciò politica e perciò culturale umana.

E cosa succede, potremmo chiederci, se i presupposti dell’astratto modello matematico strologato dal gasatissimo apprendista stregone economista sono errati?apprendista stregone

Succede che, prima o poi, la forma data all’economia si rivolta contro se stessa, sfugge di mano ai suoi improvvisati “escogitatori” e, lo stiamo assistendo or ora, spinge con foga l’umanità verso l’antisociale bàratro finanziario.

Quello arrogantemente innalzato dai sadici furbetti antisociali del quartierino mondiale: Banche Internazionali, FED, BCE, FMI, BM, Agenzie di Rating, W.T.O, Fondi spazzatura, Fondi sovrani, Imprese monopoliste, Commissione Trilaterale, Gruppo Bilderberg, Gruppo dei 30, Aspen group ecc. .

Per illustrare concretamente – umanamente, e non attraverso astratte formule matematiche o equazioni fisiche – questo patologico accadimento estraiamo l’esemplare vicenda di Robert C. Merton dall’istruttivo saggio di Luciano Gallino, Finanzcapitalismo.

La cui lettura torno a consigliare caldamente a tutti per comprendere su che piagati piedi di argilla si basino tutt’ora i colossali, e a torto ritenuti onnipotenti, Mercati finanziari… che il nostro Presidente della Repubblica [ma anche Hollande, Merkel, van Rompuy, Draghi, Barroso, Junker, Monti e compagnia cantando] si sente in dovere (!) di rassicurare ad ogni piè sospinto.

Sono quegli stessi “Predoni della steppa speculatrice” che – incontrollati dagli Stati, deregolati dai Partiti-infedeli, sostenuti da Politici collusi e personaggi vari messi ad hoc nei posti chiave delle varie istituzioni culturali (Università), giudiziarie (Tribunali) ed economiche (Banche) – attingendo proustianamente alla fisica e alla crudeltà hanno promosso la loro “scientifica” matematizzazione farlocca della realtà economica: producendo così, vuoi per brama monetaria, vuoi per noia esistenziale, vuoi per l’enorme libidine che si prova nel taroccare le carte del gioco sociale mondiale, questo terremotato inizio di Terzo millennio. Tragico e convulso per tutti noi, Singoli Individui indifesi e inermi.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, si era infatti diffusa la tendenza a ritenere la Fisica una scienza particolarmente adatta a interpretare quanto avveniva in economia e a riprodurre in formule superefficaci ogni processo finanziario: in particolare grazie alla crescita dell’informatica e dei suoi strumenti.
E ciò [ossia la pretesa fedele traduzione letterale della realtà economica attraverso il modello fisico-matematico escogitato] veniva acriticamente accettato come una moderna verità rivelata indubitabile. Relativamente alla determinazione del prezzo delle Azioni nella Borsa Valori, ad esempio, si era giunti a considerare la teoria fisica del “moto browniano” come uno dei capisaldi cui ispirarsi per ibridare modelli matematici ai quali affidarsi in materia di previsione del rischio finanziario.

Qual era l’obiettivo perseguito? Ridurre “il Rischio” ai minimi termini, e poter così golosamente aumentare all’infinito la propria remunerativa esposizione ad esso. Così si pensava, sognando sempre più operazioni “ad alta leva finanziaria”, e matematicamente ci si illudeva, tanto lo stipendio era buono, di farla sempre franca. C’è cascata persino l’oligarchica Lehman Brothers…lehman Brothers

Negli anni ’70, interagendo con i Fisici, gli Economisti ritengono che il “moto di Brown” sia adatto a descrivere e prevedere l’andamento del prezzo delle Azioni. Il modello matematico che ha più successo è il cosiddetto “B.S.M.”, usato per “indicare prima” il giusto prezzo delle Opzioni sulle Azioni [ovvero quello che nell’economia reale avrebbe dovuto risultare… solo “dopo” gli scambi concreti effettuati dai Trader]. Quel modello viene pubblicato da Fischer Black, Myron Scholes, Robert C. Merton, nel 1973.blackscholsmerton

1973! Hainoi, che annata funesta. Sintomaticamente, per chi ancora non lo sa, il 1973 è lo stesso anno deleterio in cui nasce la Commissione Trilaterale [di cui l’esterovestito Mario Monti è stato il penultimo Presidente per l’Europa] così attiva nell’accanimento terapeutico della cadaverica Eurozona

E nonostante che nei primi due anni di utilizzo il vistoso margine d’errore fosse del 30/40%, il modello BSM, con gli opportuni aggiornamenti e modifiche, viene tutt’ora utilizzato al fine di predire anche l’andamento dei prezzi dei famigerati derivati tossici, di cui le Opzioni sulle Azioni sono solo una classe.

Cosa è avvenuto affinché un colabrodo astrologico, ispiratore di strumenti e di Mercati antisociali, divenisse la Bibbia di riferimento del tiburonico mondo finanziario? Addirittura ritenuto più efficace del Valium per la gestione dei propri crediti, delle proprie operazioni speculative, del rischio (!) dei propri colossali investimenti?

Si era partiti nei primi due anni, dicevamo, registrando a posteriori una enorme deviazione dai dati osservati: nell’ordine del 30/40%. Ma dall’estate del 1976 all’estate del 1978 si arrivò ad un margine d’errore del 2%. Un miglioramento strabiliante, e non finisce qui.

Gallino infatti riferisce che, 10 anni dopo, il modello BSM veniva salutato come: «… la teoria di maggior successo che si sia avuta non solo nella finanza, ma nell’insieme della scienza economica».

Da rimanere sbalorditi! E a cosa si dovette questa prodigiosa precisione oracolare? Al comportamento pedissequo e imitativo… dei Trader.

Nei primi due anni costoro, infatti, non conoscevano ancora bene il modello BSM e perciò continuavano a lavorare come sempre: ricerca dei titoli più promettenti, attenzione alla maggiore o minore propensione al rischio delle controparti, astuta anticipazione delle mosse dei competitor.
Dall’estate 1976, però, tutti i Trader si erano familiarizzati con il nuovo strumento predittivo e “prima” di impegnarsi negli scambi ora utilizzavano come riferimento le previsioni del modello BSM.    Ad esso meccanicamente adeguavano la propria condotta: applicando anticipatamente, alle contrattazioni, prezzi che si avvicinassero il più possibile a quelli già profetizzati nero su bianco dal modello matematico.

Riflettiamo. Il modello utilizzato in questo modo profetico non aveva previsto la realtà, bensì l’aveva performata: ossia letteralmente creata per condizionamento e imitazione. Erano infatti i Trader che, uniformandosi ciecamente ad esso, avevano reso la teoria escogitata dal geniale modello BSM… vera, tangibile… esattamente conforme (!) alla successiva esperienza reale! È la profezia che si autorealizza.Miron Scholes e Robert C. Merton

Un nodo lunare dopo, nel 1997 – appena insignito dalla Banca Reale Svedese, assieme al collega Myron Scholes, del “Premio per le Scienze economiche” (impropriamente detto il Nobel per l’economia, perché furbescamente dedicato anch’esso ad Alfred Nobel) – entusiasta per il luminoso futuro che intravvedeva per sé e gli operatori finanziari di tutto il Mondo, grazie al successo tra gli utilizzatori del suo modello teorico, lo stesso Robert C. Merton afferma papale papale:

«La tecnologia per la determinazione dei prezzi delle Opzioni ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere la creazione di nuovi prodotti finanziari e mercati in tutto il globo. Al presente e per il prossimo futuro quel ruolo continuerà ad espandersi per sostenere il disegno di istituzioni finanziarie, strategie decisionali del Top management e la formulazione di politiche pubbliche, relative al sistema finanziario, totalmente nuove».derivati

Però, c’è un però. Se una teoria è vera per il comportamento delle persone coinvolte… cessa di essere vera nel momento in cui quelle stesse persone, i Trader, cambiano opinione. La realtà illusoria creata dalla teoria perciò va presto in frantumi: ecco così un primo avvertimento ai Mercati già nel 2000-2001, rimasto inavvertito causa il clamore dell’attentato alle 2 torri di New York, e pochi anni dopo il disastro finanziario conclamato, avvertito a livello planetario, del 2007-2008.

E gli intelligentissimi Mercati finanziari, così prodighi di saggi consigli agli Stati? Lungi dall’aver capito la lezione e dal ridimensionarsi a misura d’uomo (e non di cravattaro) quelle megamacchine automatiche disumane [sono questo in realtà i Mercati finanziari] hanno continuato imperterrite secondo gli input del modello matematico di Robert C. Merton: producendo ulteriori strumenti finanziari – ultima vittima dei derivati in ordine di tempo il Monte dei Paschi di Siena – e impadronendosi sempre più degli Stati, che stanno impazientemente trascinando con sé nell’abisso canceroso dell’indebitamento finanziario onnipervasivo.

Qui, tuttavia, anche in noi analfabeti sociali di ritorno sorgono timidamente due domande da sottoporre ai nostri Politici senza distinzione di razza, colore, genere e titolo di studio:

«Perché invece che spendere milioni per vaccinarci dalla risibile influenza suina, a vantaggio delle Corporation farmacèutiche monopoliste, non risparmiamo miliardi vaccinandoci contro i pandèmici e caòtici Mercati finanziari a vantaggio del Singolo Individuo… che vi ha vototo affinché rappresentaste i suoi interessi?».

E, sùbito dopo: «Riceveranno i cancerogeni Mercati finanziari il giusto guiderdone? Per l’evidente reato di circonvenzione di (Stati-nazione e Governanti) incapaci di intendere l’economia reale e di volere perseguire il bene della collettività amministrata?».

Qui il nostro tono, non a torto, diventa più timido ancora: perché nessuno Squalo finanziario dentro e fuori Wall Street è stato per ora sottoposto a giudizio per il suo operato distruttivo della tenuta sociale. Ma, fortunatamente, la Sapiente Divinità che governa il Mondo non è scema come i Divini Economisti dall’algoritmo fisico bestiale pensano che sia, auto-convincendosi magari che non esista.

Purtroppo per loro il proverbio bastardo “chi la fa l’aspetti” – la spirituale legge del Karma, detta alla buona – del loro ieratico credere, obbedire e combattere come dogmatici Adepti di una mega-macchina sociale totemico-finanziaria (i Mercati)… se ne fa un baffo.Merton2

E proprio con il suo mesto epilogo, la vicenda di Robert C. Merton, risalta esemplare e, per certi versi, confortante.

Dimostra che se contribuisci ad un disastro, prima o poi il disastro ti ritorna indietro. La legge spirituale non bypassabile è questa: si raccoglie quello che si semina.

E così, nemmeno un anno dopo (!) la gloriosa cerimonia in Svezia della premiazione di Robert C. Merton, racconta in merito Gallino:

«Gli ironici dèi della finanza hanno voluto che uno dei primi [disastri attribuibili al modello BSM] fosse quello della Long Term Capital Management (LTCM): un fondo speculativo che, basandosi sulla teoria in questione, operava con un effetto leva prossimo a 25 a1».

Forse ricorderete questo fallimento, evitato per il rotto della cuffia dalla FED, perché vi era implicato anche l’Ufficio Cambi italiano,  istituto controllato dalla Banca d’Italia, che aveva puntato sulla roulette di LTCM ben 250 milioni di $ (450 miliardi di vecchie, ma ancor sovrane lirette).
Come osserva il Corriere della Sera, il piccolo particolare trascurato dai nostri scommettitori dell’Ufficio Cambi, era che LTCM aveva un patrimonio di 5 miliardi di $ (cinque), ma ne aveva serendipicamente scommessi ben… 200 (duecento).LTCM

LTCM era pertanto un interlocutore decisamente rischioso e inaffidabile, che anche in un Casinò della malavita sarebbe stato messo prontamente alla porta. Il che, peraltro, non depone certo a favore della Banca d’Italia: né come banca pubblica sottratta di fatto agli Italiani già dal 1981 grazie ai “buoni uffici” del Carlo Azelio (inter)nazionale, e neppure come indipendente Banca privata tout court.

Ma chi ritroviamo tra i prestigiosi Associati del fondo speculativo ad alta leva Long Term Capital Management? Ben due premi Nobel per l’economia: guarda caso Myron Scholes e Robert C. Merton… il nostro esemplare protagonista.

Tornando a quanto aveva dichiarato essere “matematicamente vero” la genìa complessiva di questi Economisti dal mega-computer facile, il risultato della loro attività è che si è giustificata con essa l’edificazione di quel monodimensionale intreccio finanziario-politico-culturale (espresso da Banche-Stati-Università) che ha portato il Sistema sociale mondiale attuale a un passo dal precipizio finanziario.

Per cui cosa avreste detto voi dopo lo scossone planetario del 2007-2008? Che bisognava ritornare all’osservazione primaria della realtà economica, non certo alla sua ibridazione predittiva con la fisica e la matematica. Ma i nostri Cyborg economisti, anche in Italia purtroppo, non demordono e trovano appoggi ovunque.

L’establishment scientifico, infatti, ha rilanciato dicendo che personaggi come Robert C. Merton hanno sbagliato solo perché non hanno compreso fino in fondo la realtà economica.

Quindi occorreva migliorare la loro capacità di osservazione del processo economico? No: il consiglio dato è che dovevano piuttosto imparare a confrontarsi anche con tutte le altre scienze naturali, non solo con la fisica e la matematica. Quindi Biologia, ma anche Teorie dei giochi e della complessità ecc.Teoria dei giochi

 

I nostri Economisti phisically correct, per i colleghi scienziati, non erano “braccia sottratte al rimboschimento dell’Amazzonia”, avventati apprendisti stregoni intossicati dall’informatica e dai dollari, per così dire, bensì scienziati come loro: soltanto affetti da un trascurabile (e colmabile)… deficit cognitivo.

Dal momento, però, che la realtà viene “performata” dalla teoria in antìcipo, rispetto all’osservazione sul campo, qui non si tratta di un deficit cognitivo – ossia della ‘veniale’ mancanza di comprensione della complessità della realtà economica osservata – quanto piuttosto di un deficit di progettazione.

Duro in merito, giustamente, il commento di Luciano Gallino:

«Economisti e ingegneri finanziari hanno costruito un sistema finanziario fondandosi su presupposti che fin dagli inizi assicuravano per certo che esso sarebbe sfuggito comunque al loro controllo, a cominciare da quello delle Banche partecipanti materialmente alla costruzione».

Rischio che, diciamocelo, non era valutato granché fastidioso a fronte della perversa grandiosità dello scopo perseguito se, come afferma la ricostruzione storico-scientifica relativamente agli ultimi 30 anni, l’obiettivo concreto portato avanti dagli economisti come Robert C. Merton assieme alla Politica, alle Università, alle Organizzazioni internazionali, ai grandi Gruppi bancari e imprenditoriali, ai Serbatoi di pensiero antisociale, era quello di “estrarre valore” non solo dall’economia, ma anche dalle classi sociali medie e medio-inferiori. Un pericolosissimo OGM finanziario, dunque, che abbatteva le barriere interdimensionali sociali tra economia e politica!

Operando non più solo mediante la degenerazione utilitaristica del sistema giuridico-lavorativo per cui il lavoro umano diventa merce [e, di conseguenza, lo diventa anche il lavoratore], bensì convogliando il maggior numero di aspetti dell’esistenza delle classi sociali medie e medie-inferiori nell’astuto sistema finanziario così progettato.

Qualcuno tuttavia – più capace di osservare l’economia reale e meno proclive ad abboccare alle astratte teorie salvifiche dei Divini Economisti con licenza informatica di uccidere, per “deficit cognitivo”, le Popolazioni mondiali – ha tradotto la neolinguistica definizione “estrarre valore” con il termine ben più azzeccato di… “esproprio”.
Traduzione perfetta
, se pensate socialmente, perché tiene conto dell’operare degenerativo della Legge di Gravità sociale.

Siamo passati dall’esproprio proletario promosso dai poveri a danno dei ricchi (di matrice politico-ideologica), al polarmente opposto esproprio finanziario (di matrice economico-speculatrice) promosso viceversa dai ricchi a danno dei poveri.

E a questo proposito Gallino, nel suo saggio, riporta l’affermazione del Professor C. Lapavitsas:
«Le istituzioni finanziarie hanno cercato nuove fonti di profitto nell’espropriazione finanziaria. I Lavoratori sono stati attratti in maniera crescente nel regno della finanza privata per soddisfare bisogni di base, inclusa l’abitazione, il consumo, l’istruzione, la salute e la previdenza per la vecchiaia».finanziarizzazione

Dunque parrebbe che è solo cambiando “lo scopo” sottostante all’attuale progettazione dei modelli matematico-finanziari, che è solo tagliando gli artigli insanguinati ai protagonisti del sistema finanziario attuale e delle loro marionette… che si potrà ottenere un risultato vantaggioso per tutti noi.

Ma non è così! Questo pensiero unilaterale di segno opposto non ha la forza di risanare anche il sistema sociale, ma può solo ribaltare le posizioni. In attesa del prossimo ribaltone e così via.

Ancora una volta si può toccare con mano che se non mutiamo mente, se non rinunciamo al comodo e squilibrato pensiero monodimensionale vantaggioso solo per i pochi ‘bari sociali’ e i loro gruppi organizzati, se non cominciamo a concepire in modo nuovo, tridimensionale, il sistema sociale moderno a vantaggio di tutti… siamo comunque destinati ad una “non-vita” degna solo di un automa o di un animale.

Eppure, come Singoli Individui non siamo impotenti. La fretta di soggiogarci dei ‘taroccatori’ it-alieni lo dimostra. La moderna Società tridimensionale equilibrata e sana c’è già attorno a noise pensiamo in modo nuovo, tridimensionale, le cose che già ci sono. Ed è il farmaco di oggi nel contesto di oggi. È la soluzione odierna alle tristi problematiche dell’attuale sistema antisociale… non è l’utopia di un futuro migliore che fermenta da più due secoli nelle teste dei vari riformatori (scientifici, democratici, tecnocratici) monodimensionali.società tridimensionale equilibrata

La Società tridimensionale, infatti, non aspetta l’azione futura dei vari gruppi organizzati dominanti (Università, Partiti, Banche) ormai decrepiti, ma aspetta solo il “qui ed ora!” di noi Singoli Individui.

Ossia che interiormente noi “si senta” la sua esistenza come una necessità “sana”, ed esteriormente “si agisca” per concretarla: nel posto economico in cui si è, collaborando con le comunità giuridiche cui si appartiene e trovando la corretta via per armonizzare i vari punti di vista culturali.

Non siamo affatto impotenti, se cominciamo a pensare, sentire ed agire in modo tridimensionale. Tutt’altro.

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