Due mezze verità fanno una menzogna doppia


Utile o inutile prendersela con l’Europa?

 

Sovente nell’assistere al diuturno e caotico dipanarsi delle vicende europee risuona, proveniente ovunque dal mondo esteriore, una ferrea convinzione: che non v’è male nell’umano che, mediante il meccanismo necessitante della logica analitica, non sia traducibile nell’indicazione di un “nemico dell’umanità”. Tolto il quale, il male cesserebbe di esistere sulla Terra e i problemi di tutti sarebbero così risolti.

Estremizziamo due posizioni tipiche:

  1. quella di chi ritiene che le disgrazie, ad esempio dell’Italia, siano derivanti dalla politica di austerity promossa dall’Europa – con il cogente avallo del Fondo Monetario Europeo e della Banca Centrale europea, due istituzioni private solo formalmente pubbliche ma “sostanzialmente”, entrambe, di livello sovrastatale – e
  2. quella di chi ritiene che tali disgrazie siano invece imputabili all’incapacità di raggiungere un’efficienza sostenibile e moderna da parte dei governi, della Pubblica Amministrazione e delle Imprese/Sindacati ecc.

Queste due ragioni, condivisibile espressione della logica analitica di cui sopra, identificano però il nemico della propria tesi… nei portatori dell’altra.due mezze verità1

I primi (a) vedono nell’Europa dell’austerity monetaria e finanziaria il mostro che provoca con le sue pretese rigoristiche disoccupazione, precarietà e povertà di massa; smantella i diritti dei lavoratori, compromette il futuro delle giovani generazioni, mina alle fondamenta le Costituzioni democratiche sorte dalla seconda Guerra mondiale, aumenta rigurgiti nazionalisti e neofascisti, produce una generale regressione intellettuale e morale.

I secondi (b) vedono invece nelle deficienze e nei ritardi ad adeguarsi alla modernità da parte degli Stati membri dell’Europa l’origine delle disgrazie, richiamando la necessità in primis, specie riguardo alla pasticciona e paralizzata Italia, di non accusare gli altri delle nostre inefficienze bensì di puntare piuttosto sulle riforme interne.

Michele Salvati, che di suo parteggia per la seconda tesi (b) sulle colonne del Corriere della Sera a fine 2013 (29 dicembre) dal punto di vista della sana tridimensionalità sociale scrive cose degne di nota:

«Solo il lato macroeconomico – monetario e finanziario – dei nostri problemi viene considerato [in a)], solo le condizioni della domanda non quelle dell’offerta, della capacità di rispondere in modo efficiente e competitivo agli stimoli della domanda. Anche gli economisti [che sponsorizzano le tesi in a)] sanno benissimo che le condizioni di benessere di un Paese dipendono in modo essenziale dalle condizioni dell’offerta, dal numero e dalle qualità delle sue imprese competitive, dall’efficienza della sua Pubblica amministrazione e dalla capacità del suo Governo».Michele Salvati

Come esempio di un pensare dialettico analitico fortemente condizionato da un unilaterale retrogusto economico, assolutamente trendy oggi, è interessante osservare il linguaggio usato da Salvati nella disamina di entrambe le posizioni: linguaggio esplicitamente economico (non politico, né culturale).

Bisogna infatti considerare le leggi della domanda e dell’offerta, soprattutto queste ultime: in base ad esse [per Salvati e tutti i sostenitori della tesi in b)], un Popolo (l’elemento politico-relazionale) e le Persone (elemento culturale) hanno dritto d’esistere soltanto se sono capaci di dare una risposta in termini di “offerta” economica.

Mentre chi sostiene la posizione in a) usa un linguaggio molto diverso: linguaggio esplicitamente politico(non economico, né culturale). Per costoro bisogna infatti considerare in primis i diritti delle Popolazioni (Stato sociale e diritto al lavoro) e la Costituzione democratica non certo l’utilitarismo efficiente e competitivo (elemento economico).

Se tuttavia riflettiamo con la nostra testa (e non con la loro), scopriamo che hanno ragione entrambe le posizioni critiche della realtà. Ma invece di far sì che queste due ragionevolezze evidenti si attraggano, si integrino, si compensino, si colleghino socialmente e producano un’unica realtà… viceversa si combattono.duello

Si respingono come due poli magnetici dello stesso segno perché sono realmente due… mezze verità. E così le può identificare solo chi si è educato ad una visione sociale tridimensionale e ne riconosce da sùbito la perniciosità unilaterale.

Al di là della maschera di ragionevolezza dialettica di cui si ammantano entrambe, la loro essenza è socialmente menzognera. E sappiamo tutti che due mezze verità non fanno una verità intera, bensì una menzogna doppia.

Perciò ritenendo doveroso, per ogni menzogna unilaterale, l’imporsi come verità unica e assoluta…quest’ultima [ad esempio b)] non può sopportare altri competitor menzogneri nello stesso àmbito [ad esempio a)]. E viceversa: da qui nasce il conflitto permanente tra queste due posizioni in realtà complementari e sinergiche.

Ma è il retrogusto sociale, la conoscenza che la sana Società moderna non può che essere tridimensionale equilibrata e autonoma – mai bidimensionale conflittuale, né monodimensionale prevaricante sulle altre due dimensioni sociali – ciò che ci spiega l’unilateralità antisociale di entrambi i portatori delle esigenze, altrimenti giustissime e condivisibili, sponsorizzate in a) e b).

Un pensatore libero da condizionamenti dimensionali sociali, non può che osservare pacatamente: sì L’Europa è strozzina (il doppio senso è voluto), e sì lo Stato italiano è paralitico (una realtà evidente da decenni).Italia paralitica

Il condizionamento inosservato che fa muovere gli uni contro gli altri i portatori del rispettivo idolatrato verbo esclusivo inosservato è sociale strutturale.

La struttura sociale dalla Rivoluzione francese in poi è stata sostanzialmente monodimensionale prevaricante: per quasi due secoli, in Europa, la dimensione Politica (Stato) ha fatto quello che ha voluto del Mercato (economia) e della Scuola (cultura).

Dal punto di vista sociale ciò è un’unilateralità malsana, visto che la Società moderna è tridimensionale, ossia “al contempo” Scuola+Stato+Mercato.

Ora, vivere per 11 generazioni nell’unilateralità strutturale sociale, per di più non osservandola, ha determinato un fortissimo condizionamento ambientale su tutti noi. In profondità: fin nel nostro modo di pensare sentire e volere, condizionandolo anche contro ogni evidenza dei fatti.Cani di pavlov

Pensiamo solo alla convinzione ferrea, da due secoli, che la Politica avrebbe salvato il mondo attraverso la democrazia come argine alla dittatura. Un’opinione astratta, un pio desiderio sognante che i fatti hanno dimostrato illusorio.

Pensiamo al dinamico processo allora posto in atto: dalla decapitazione della Monarchia assoluta (sostanzialmente una dittatura), alla successiva Monarchia parlamentare, alla Democrazia parlamentare repubblicana, alla Democrazia partitica, fino all’odierna dittatura… del Segretario di Partito.

S’è chiuso il cerchio del nulla democratico con lo stesso risultato dittatoriale da cui si era partiti, risultando ora come allora la stessa distanza siderale dal Popolo della proverbiale regina Antonietta e degli attuali ineffabili Segretari di partito.

Il problema è l’uscire dai vuoti slogan della politica e capire che non è la Democrazia un errore sociale,bensì il ritenerla lo strumento adatto a “qualsiasi” struttura sociale. Ma non è così!

La Democrazia è adatta solo ad una strutturazione tridimensionale del sociale: in qualsiasi altra strutturazione (bidimensionale conflittuale o monodimensionale prevaricante sulle altre due) solamente se la Società è composta da “Santi”… può realizzarsi.

Mentre invece alla monodimensione strutturale prevaricante sulle altre due ben si attaglia la dittatura più spregiudicata. Questo lo dimostrano tragicamente, ma anche umoristicamente, i fatti di quotidiani.

Ciò che viene oggi definito Democrazia all’interno della dimensione politica italiana è in realtà una dittatura conclamata.Democrazia

Uno Stato che non paga i suoi fornitori è un esempio di comportamento dittatoriale; una burocrazia inefficiente che opprime tutti i Cittadini è un altro esempio di comportamento dittatoriale; l’esagerata tassazione è un comportamento dittatoriale.

Di più: la mia generazione è stata ben attenta a non cadere nella trappola di una ripetizione della dittatura politica. Guai a far tornare in auge i sostenitori di Mussolini. Non considerando tridimensionalmente il sociale, però, non si ci siamo accorti che oltre allo Stato c’è Scuola e Mercato.

E mentre eravamo tutti politicamente (unilateralmente) distratti a guardare in una direzione (quella ideologica), non ci siamo accorti che da un’altra direzione (quella economica del Mercato) si stava affermando l’odierna dittatura delle Banche.dittatura delle banche

La quale in Italia (solo guardando la punta dell’Iceberg) ha graziosamente espresso il nostro doppio Presidente della Repubblica e gli ultimi tre Presidenti del Consiglio; mentre in Europa ha espresso quel nonsense politico della BCE, quale organismo privato sovranazionale sottratto ad ogni possibile controllo giuridico degli Stati membri e dei Cittadini europei.

Giova ricordare che senza una libera Scuola non può esistere in concreto nessuna Europa democratica (o uno Stato qualsiasi democratico) capace di rispettare, contemperare e rendere sinergicamente vantaggiose per il Singolo Individuo, le Collettività e i Territori locali le diverse esigenze [dal lato della domanda a)] dello Stato democratico e quelle [dal lato dell’offerta b)] del Mercato, per dirla alla Salvati maniera.

La triplicità funzionale qualitativa armonica di Scuola+Stato+Mercato, però, è possibile soltanto nella Società tridimensionale dei nuovi tempi. Sarebbe ora di costituirla…

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