Lavoro come merce, come diritto o come dono?


Occorre consapevolezza sociale per distinguere

 

Se ci pensate, tutta la cultura greca antica non avrebbe potuto esserci senza l’istituto giuridico della schiavitù. Agli schiavi era demandata la cura dell’economia, agli uomini liberi la cura della politica e della cultura.

Il che dimostra come la dimensione sociale dell’economia, essendo agìta dall’uomo schiavo, non si era ancora emancipata dalle materne cure della cultura religiosa o della politica giuridica. Tra gli uomini primeggiavano i Sapienti, come Licurgo o Platone e il suo discepolo Aristotele, o i Condottieri cittadini, come Pericle o Temistocle.Aristotele-pericle

E se nel mondo greco-romano qualcuno come un Mecenate primeggiava, oltre che per lignaggio, per le fortune commerciali accumulate ecco che lo si ricordava esclusivamente come protettore delle Arti e dei Sapienti: perché, dal punto di vista sociale, di sapienza di arte e di scienza si nutre la Comunità e la Persona, non di soldi.

Questa ferrea regola sociale gli antichi la conoscevano benissimo, mentre noi cosiddetti moderni la ignoriamo continuamente… in ciò manifestando una volta di più il nostro autolesionistico analfabetismo sociale di ritorno.

Solo ai nostri giorni l’economia può infatti dirsi saldamente autonoma: aiutata in ciò dalla scienza e soprattutto dalla tecnica, che ne ha permesso l’espansione planetaria.

Ma, invero, il processo reale sottostante che si è svolto in concomitanza con ciò è quello dell’uomo che da schiavo presso i Greci antichi è prima diventato Servo della Gleba medievale e poi Lavoratore odierno.

Si può dire che da indistinto membro del Gruppo e della Comunità ha emancipato se stesso diventando Soggetto sempre più consapevole del proprio valore sociale, e con ciò ha emancipato contemporaneamente anche l’area economica stessa.

Questa infatti da istintiva che era è oggi estremamente consapevole di sé dal punto di vista dell’econometria, della statistica, del marketing, degli strumenti informatici e persino degli attualissimi Social network.network

E qui, proprio nella parola network (=lavoro in rete) si cela il finale tassello conoscitivo per comprendere appieno proprio il concetto di Lavoro che, come la Società moderna, è anch’esso tridimensionale.

Fino a pochi decenni fa, salvo eccezioni naturalmente, due erano i concetti che caratterizzavano il lavoro:lavoro come “diritto” politico e lavoro come “merce” economica. Concetti che sono sempre stati in latente conflitto tra loro, ma che solo ora lo manifestano apertamente.

Nel conflitto bidimensionale sociale tra politica ed economia assistiamo, appunto, al prevalere delle unilaterali esigenze dell’economia finanziarizzata che vuole meno tutele giuridiche sul lavoro rispetto alle esigenze della politica parlamentare che le difende, ma con sempre minor forza e convinzione.

Per fare un esempio, il Giappone con 250 imprese dà lavoro a 20.000 italiani qui da noi, ma investe venti volte di più in Gran Bretagna dove le tutele del lavoro sono al confronto irrisorie. Se l’Italia vuole più investimenti dal Giappone, ci dicono nei meeting internazionali, deve calare le braghe (giuridicamente parlando) in tema di tutela dei lavoratori.tutela lavoratori

Dal conflitto bidimensionale sociale (economia contro politica) si vuole pertanto pervenire alla prevaricazione monodimensionale [=vittoria schiacciante dell’economia] per cui il Lavoro dev’essere visto solo come “merce”, non come “diritto”. Con ciò arretrando socialmente di 2.500 anni in un colpo, e ricacciando l’uomo moderno tra le spire soffocanti della schiavitù.

Ora qui saremmo ad un bivio terribile – alla scelta tra avere lavoro ed essere schiavi o non avere lavoro ed essere liberi… di morire di fame – se non venisse in soccorso la tridimensionalità sociale reale sottostante.

Oltre all’Economia (lavoro come “merce”) e alla Politica (lavoro come “diritto”) nel sociale c’è anche la Cultura. E come viene caratterizzato il Lavoro da questa dimensione? Come “dono”: come propria attività a favore della Comunità, delle Persone e del Territorio locale senza pretendere nulla in cambio.

Un’eresia, un’impossibilità per chi oggi ritiene di pensare economicamente – per il quale il lavoro dev’essere remunerato, certo – ma qui il problema paradossale è che, lo vedremo, chi pensa così sbaglia “economicamente”: esercita un pregiudizio culturale ottocentesco che “economicamente” è… infondato.

Un’eresia, fino a poco tempo fa non solo per l’Economia, ma anche per la Politica. Solo il proprio fallimento sta convincendo la Politica, ad esempio, a puntare sull’attività sussidiaria “gratuita” dei volontari invocando subdolamente la “partecipazione attiva” – intendendo il loro “lavoro come dono” – dei Cittadini al governo della Cosa pubblica.partecipazione attiva

Dunque oggi cominciamo a diventare consapevoli che si può “donare” anche il proprio lavoro, la propria attività: all’Economia (a vantaggio del Terrritorio locale), alla Politica (a vantaggio della Comunità cui si appartiene), alla Cultura (a vantaggio delle Persone, italiane e non). A tutte e tre le dimensioni sociali, dunque.

Bellissimo direte voi, e da un certo punto di vista evolutivo lo è sicuramente. Ma quali analfabeti sociali moderni stiamo dimenticando che sottostante a qualsiasi cosa appaia nel sociale c’è (inosservata, ma operante!) la strutturazione sociale (mono, bi o tridimensionale) con le sue leggi specifiche.

È infatti ben diverso se il lavoro come “dono” agisce in un contesto sociale strutturatomonodimensionalmente o bidimensionalmente o tridimensionalmente:

  1. nel primo caso c’è prevaricazione o abuso di posizione dominante (es: lavoro come “merce” se prevale la dimensione economica sulle altre due)
  2. nel secondo caso c’è paralisi conflittuale tra due opposti (es: lavoro come “merce” contro lavoro come “diritto”) mentre
  3. solo nel terzo caso, solo nell’armonica tridimensione sociale strutturale c’è armonia e sinergia (tra lavoro come “dono incondizionato” culturale, come “diritto” politico e come “utile impiego del proprio tempo a finio produttivi” nella dimensione economica). Situazione ottimale che però non è gratuita, ma richiede di uscire dall’istintivo ed egoistico analfabetismo sociale di ritorno da una parte, e la conquista di una diversa mentalità sociale altruistica dall’altra.

Oggi viviamo nella monodimensionale strutturazione sottostante del sociale prevalentemente… “economica”. Ovunque vediamo infatti situazioni in cui l’economia, variamente configurata, agisce abusando della propria posizione dominante: da cui consegue invariabilmente la sofferenza per le Comunità che perdono conquiste giuridiche millenarie per l’attività dei Lobbisty che oggi vestono gli abiti dei Politici e la schiavitù delle Persone “liberisticamente” abbandonate a se stesse.

In sintesi, vediamo oggi come una Banca centrale conti più dello Stato che ‘apparentemente’ serve e come la salvezza delle Banche sia prioritaria rispetto a quella dei Territori, delle Comunità e delle Persone. Nella Lobby-Europa della Grosse Koalition ambidestro-sinistra di Junker&Schultz… questo è scontato.Junker e Shultz

In questa situazione strutturale monodimensionale prevaricante, ove il lavoro come “dono” si manifestasse verrebbe colorato sùbito dell’elemento utilitaristico che contraddistingue il DNA di questa dimensione sociale e, come detto sopra, questo sfruttamento dovrebbe avvenire a discapito dei Territori, delle Comunità e delle Persone. Come potrebbe altrimenti esprimersi l’altruismo civico in un sistema basato sul tornaconto personale, se non in una moderna rivisitazione della schiavitù pre-cristiana?

Ed è esattamente così, se ad esempio prendiamo in esame il cosiddetto web 2.0 che prevede un elevato livello di interazione tra la piattaforma informatica e l’utente/reti di utenti.

Ossia quell’ambito di internet in cui i Consumatori donano gratuitamente i propri contenuti informativi(status – Facebook; foto – Instagram; opinioni – Twitter ecc.) e a farci sopra guadagni miliardari sono i vari Zeckeberg&Company.

In questo caso, di positivo c’è solo il fatto che il we 2.0 dimostra come “economicamente” parlando(visto che i guadagni sono miliardari) qui si concretizzi la realtà che il lavoro come “dono” esiste; che l’attività o il tempo passato dalle persone sul web non viengano remunerati e che, ciononostante, l’economia relativa vada a gonfie vele lo stesso.

Di più, finalmente si comincia a capire proprio da questi fenomeni che sono soltanto i “prodotti del lavoro”anche i prodotti di cui siamo inconsapevoli come nel web 2.0 – quelli che dovrebbero correttamente essere remunerati (non il lavoro!).

Il padre delle applicazioni per la realtà virtuale, intervistato da Riccardo Staglianò su il Venerdì di Repubblica del 4 luglio, denuncia la “frode contabile di massa” che fa finta che i Social network o i Big data si riproducano per partenogenesi informatica: mentre ogni tessera di quelle informazioni è prodotta da esseri umani, dalla loro munifica attività… sempre.Jaron Lanier

Jaron Lanier: «La domanda piuttosto è: quel contributo è messo a bilancio e dunque valorizzato adeguatamente? La risposta è no. Nel frattempo Google diventa sempre più ricco e noi che lo alimentiamo sempre più poveri. Fermiamoci. Pretendiamo che un poco di quel valore ci sia riconosciuto».

Essendo ignari della sottostante strutturazione monodimensionale economica prevaricante, diventiamo volenterosi carnefici di noi stessi consegnandoci inconsapevolmente allo sfruttamento digitale altrui.

Ora, questa considerazione è giusta, ma non è completamente corretta. Infatti, l’analfabetismo sociale di Jaron qui si manifesta solo nel fatto di pensare che la remunerazione del “lavoro come dono” debba derivare dalla dimensione sociale economica… e non, come invece dovrebbe, da una delle altre due!

E che noi siamo, per questa ignoranza delle dinamiche sociali, in una posizione schizofrenica ce lo rammenta sempre lui.

Jaron Lanier: «Ci piace la musica gratis, ma poi gridiamo allo scandalo per il nostro amico orchestrale che non ha più fondi. Ci eccitiamo per i prezzi online stracciati, e poi piangiamo per l’ennesima serranda abbassata. Ci piacciono le notizie gratis, ma rimpiangiamo quando i giornali erano in salute. Siamo felicissimi dei nostri (apparenti) buoni affari, ma alla fine ci renderemo conto che stiamo dilapidando il nostro valore».

Ed è proprio così: le Aziende della new-economy impiegano un millesimo dei dipendenti della old-economy, crescono nei fatturati mentre i salari no.

Con l’avvento della new-economy alla disoccupazione dei colletti blu indotta dalla meccanizzazione spinta si è aggiunta la disoccupazione dei colletti bianchi: che in prospettiva, avendo  modo di approfondire, è ancora più preoccupante della prima.

Il lavoro come “dono”, pertanto, nella monodimensione economica prevaricante diventa un “dono avvelenato” causa l’inconsapevolezza sociale dei donatori… 24 ore su 24 e 7 giorni su 7!

Ma anche nella bidimensione strutturale sottostante si manifesta la stessa schizofrenia:tra il Consumatore che vuole prezzi sempre più bassi e il Cittadino lavoratore che vuole salari equi.Rammentiamoci, però, che parliamo della stessa Persona e di un sistema sociale guasto che la spacca in parti confliggenti a oltranza.

Al conflitto bidimensionale paralizzante e all’abuso di posizione dominante monodimensionale può dare risposta armonica solo un sistema sociale strutturato tridimensionalmente: l’unico sistema sociale dove Persona, Cittadino e Consumatore respirano insieme e “vincono” tutti e tre; dove può esistere il lavoro come “diritto”, può esplicarsi il lavoro come “dono” e dove essendo vietato il lavoro come “merce” – è finalmente ammesso il lavoro come “utile occupazione del proprio tempo”.

Ossia dove la remunerazione non è più legata “culturalmente” al lavoro in sé come unico mezzo di sostentamento dell’uomo moderno – residuo culturale secolare ormai fuori tempo e che oggi è diretta causa di precarietà, disoccupazione e di reale schiavitù per l’uomo… comunque opportunisticamente o ideologicamente la si giustifichi – bensì economicamente ai soli “prodotti” del lavoro.

Comprandoli, infatti, ci portiamo a casa gli stivali… non l’operaio o la macchina che li ha confezionati.mercato del lavoro

Nella Società tridimensionale dei tempi nuovi non può esistere, come oggi ancora esiste, il lavoro come “merce”. Economicamente allora pagheremo solo il prodotto o il servizio, appunto, prodotti. Le cose dunque, i risultati dell’attività umana pagheremo: non il lavoro impiegato a produrli, umano o meccanico che sia.

Il futuro dell’uomo oggi si gioca tutto anche nella sua libertà dalla schiavitù economica del lavoro, operante soprattutto dove non se lo aspetta: nella strutturazione sociale sottostante odierna, che modifica in peggio qualsiasi geniale concetto egli astrattamente escogiti senza considerarla.

Se continuiamo a pagare il lavoro come “merce” rendiamo gli uomini cose tra le cose e quindi schiavi del denaro e totalmente al servizio di chi lo produce con un click del mouse. E non rendiamo il denaro quell’utile strumento per l’uomo, quale soltanto in realtà dovrebbe essere.

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