Web 2.0? Un autogol che si pagherà caro


Lavoro come merce, come diritto o come dono?

 

La scorsa settimana abbiamo visto che è possibile affermare, non solo politicamente quale partecipazione attiva ma economicamente parlando, l’esistenza del lavoro come “dono”. Abbiamo visto però che per l’inosservata e squilibrata strutturazione sociale monodimensionale sottostante è diventato un “dono avvelenato”.

L’intervista di Riccardo Staglianò a Jaron Lanier, ritenuto il padre delle applicazioni per la realtà virtuale, la consiglio caldamente a tutti perché toglie molte fette di prosciutto dagli occhi… sempre che ci si accorga di averle.

Qui di sèguito ne sottolineeremo diversi passaggi che ci possono rendere attenti al fatto che ogni progresso della tecnica può essere foriero di pericolosi impulsi antisociali impensati, anche se in buona fede nascesse con dichiarati intenti decisamente opposti.

Vediamo infatti come i Social network, nati per mettere in rete le persone, in realtà potrebbero essere chiamati Antisocial network causa la base tecnica che utilizzano.

Il principio di precauzione che dovremmo utilizzare per i nuovi farmaci dovrebbe essere utilizzato anche qui e forse andrebbe presa meno sottogamba quella apparentemente paradossale tradizione sapienziale affermante che l’inventiva dell’uomo è davvero “socialmente utile”, e non pericolosamente antisociale, solo se l’inventore ha superato i 40 anni d’età.

Se pensiamo a Bill Gates e agli altri giovanissimi che hanno sviluppato la tecnica informatica del web 1.0, erano sicuramente al di sotto di questa soglia temporale.

Oggi che il Grande Fratello ci controlla dal web quale realtà palese, possiamo vedere espressa la carica antisociale di base di questa tecnica in modo sempre più evidente. E se pensiamo ad Amazon e alle sue sorelline virtuali vediamo la moria di negozi reali che hanno causato.Amazon store

Non ultime in ordine di tempo le librerie. A Roma due librai indipendenti, Timpani e Leofreddi, hanno esordito per i tipi di Bompiani con il saggio “Chiuso per Kindle”, il lettore dei libri virtuali sponsorizzato da Amazon.

Ma come siamo messi col web 2.0? Anche qui i fondatori dei Social network sono ragazzotti ben al di sotto dei 40 anni, e la carica antisociale sottostante alle loro goliardate miliardarie la si è vista in tempi ristrettissimi, anche senza pensare ai suicidi provocati dal mobbing-web.

Due docenti di Oxford, Carl B. Frey e Michael Osborne, calcolano che il 47% degli attuali mestieri negli Stati Uniti è a rischio estinzione per l’informatizzazione. Solo un’Elite sopravvivrà allo tsunami in arrivo sul primo virtuale binario 2.0. I salari dovranno parametrarsi oltre che alla concorrenza dei Paesi in via di sviluppo anche a quella del software. Come già sanno benissimo i Giornalisti.

Mentre possono stare tranquilli Artigiani e Star dello Show Biz, attenzione Agenti di viaggio, Fotografi, Traduttori, Impiegati, Autisti, Docenti universitari: siete tutti categorie a rischio!

Thomas Cook, la leggendaria catena di Agenzie di viaggio britanniche, ne ha annunciato la chiusura di 195 e il licenziamento di 2.500 dipendenti: ma sarà un probabile antipastino, dietro la pressione di Expedia, Orbitz e similari.Jaron Lanier

Jaron Lanier: «L’efficienza di internet potrebbe distruggere il settore alberghiero così come Napster e compagnia hanno distrutto il mercato discografico. (…) Perciò non ci casco quando, alla tesi che internet ci impoverisce, ribattono citando le Star che You Tube avrebbe creato. (…) A forza di sentir ripetere questa bugia mi sono messo a censire i musicisti hip pop che sbarcano il lunario grazie alla rete. Nel Mondo ne ho trovati 250. Un’inezia rispetto ai posti distrutti».

I Traduttori subiscono la concorrenza dei programmi come Babylon e Google Translate in continuo miglioramento… grazie alla produzione gratuita infinita di contenuti sul web. Così salvo pochi fortunati, i Docenti che a livello virtuale insegnano a migliaia di allievi attraverso il web renderanno inutili molti colleghi sul piano reale. Che dire poi dei Fotografi?Principe ranocchio

Jaron Lanier: «Al suo apice Kodak valeva 28 miliardi di $ e impiegava 140.000 persone. Instagram, che risponde alla medesima esigenza di condividere foto, aveva 13 dipendenti quando è stata venduta per 1 miliardo. Ma non è stata valutata tanto perché quei 13 sono straordinari. Il suo valore nasce invece dai milioni di utenti che contribuiscono al network senza essere pagati».

Ora qui il punto cade nuovamente sul “lavoro come dono”, per quanto inconsapevole, e sul fatto chenella monodimensione economica prevaricante cade a vantaggio di pochi, e proprio questo egoistico vantaggio… crea disastri sociali a catena.

Avevamo già osservato che può esistere in senso socialmente sano il “lavoro come “dono” solo nella Società tridimensionale equilibrata dei tempi nuovi. Non in questa nostra attuale – locale, nazionale, internazionale e mondiale – che è strutturalmente monodimensionale… a prevalente trazione economica.

Nella strutturazione tridimensionale, invece, hanno lo stesso valore autonomo sia lo sviluppo dei propri talenti nella Persona (lavoro come “dono incondizionato”), sia la relazione del Cittadino nella Comunità (lavoro come “diritto civico”), sia l’utilità del Consumatore per i Territori (lavoro come “occupazione utile del proprio tempo” e non come merce tra le merci).

Tutti e tre, questi modi d’essere del lavoro, contemporaneamente filtrati dal concetto della dignità dell’uomo: singolo individuo che è l’origine della proiezione sociale di se medesimo quale Persona, Cittadino e Consumatore nelle rispettive dimensioni sociali (Cultura, Politica, Economia).

singolo individuo (te stesso) per la società uno e trino allo stesso tempo

singolo individuo (te stesso) per la società uno e trino allo stesso tempo

Ciò presuppone un cambio di mentalità epocale, cambiamento tuttavia già obbligatorio dal punto di vista dell’evoluzione sfrenata dell’informatica e della tecnica scientifica ormai sfuggite al controllo dell’uomo in vari settori.

Le quali puntano decisamente al sub-umano e involuto cyborg (l’omuncolo-macchina) che conoscono direttamente, piuttosto che all’uomo reale in evoluzione (dal gruppo al Singolo individuo) che hanno cessato di conoscere direttamente e che semmai filtrano attraverso tradizioni millenarie esaurite o ideologie ottocentesche alla cui origine c’è ancora l’anima di gruppo tribale e non quella individuale moderna.
Per cui si giunge al vagheggiare tecnico-scientifico la seducente immagine della servo-unità umana, in cui l’unica unità conservabile per l’uomo non è quella “umana” bensì soltanto quella del “servo transformer”, dello schiavo sempre più macchina e sempre meno uomo.robot

Tradizioni che, inosservate, colorano da secoli la scienza moderna, ma che sono ormai inadatte all’evoluzione attuale che punta ad emancipare in tutto, anche nel sociale, il singolo individuo.

Chiediamoci: se il 47% delle attuali occupazioni, ovvero una su due, spariscono – prima attraverso l’abbassarsi dei salari e poi sostituite da software sempre più friendly e accattivanti – che succede?
E se resisteranno solo Informatici, Designer e Star… cosa dovranno fare i miliardi di esseri umani (le decine di milioni di Italiani) che avranno ancora per poco tempo un lavoro?
È evidente che la “monodimensione politica” non è in grado di dare una risposta diversa dall’aumento continuo delle tasse: comportamento statale suicidario che equivale ad una malattia autoimmune; ed è altrettanto evidente che la “monodimensione economica” non è in grado di dare una risposta diversa dal mero vampirizzare il lavoro gratuito delle masse autolesionistiche di analfabeti sociali di ritorno ludicamente superimpegnate nei Social network.

Dalla dimensione culturale odierna poi, che non è neppure capace di osservare l’esigenza urgente di una strutturazione tridimensionale del sociale – il che per inciso vorrebbe dire rovesciare completamente l’impostazione specialistica delle Università e delle Scuole attuali – sembra quasi impossibile aspettarsi qualcosa di diverso dall’appiattirsi sulle non soluzioni della politica e sull’appecoronamento verso le truffe illusorie dell’economia finanziarizzata odierna. Vero è che la speranza è sempre l’ultima a morire.

Ecco perché il Lavoro andrebbe considerato contemporaneamente e in maniera sistemica dal punto di vista tridimensionale: ossia come “utile occupazione a vantaggio del Territorio” (economia); come “diritto alla diretta partecipazione attiva alla vita nella Comunità civica” (politica); come “dono per lo sviluppo dei talenti e delle qualità delle Persone” (cultura).

E tutto questo nell’ottica originaria di una vita “degna di essere vissuta” da ogni essere umano per il fatto stesso di essere nato.

In questo sano sistema sociale il lavoro dell’uomo non sarà più remunerato come una merce, ma riconosciuto contemporaneamente nei “prodotti” della sua triplice utilità sociale.

Il tempo stesso verrà considerato diversamente, dal punto di vista tridimensionale. Se riflettiamo, infatti, oggi per occuparci della Comunità in cui viviamo siamo costretti a diventare milionari in euro o dobbiamo delegare tutto ai politici.

Manca il tempo personale per occuparci della Comunità; manca il tempo per occuparci persino di noi stessi quali Persone.no time

Barattiamo il preziosissimo tempo della nostra vita – preziosissimo per le Persone che conosciamo, la Comunità in cui ci relazioniamo agli altri uomini e il Territorio in cui viviamo – con quattro foglietti coloratiutili solo a dare malsana felicità ai pochissimi Banchieri internazionali speculatori e ai loro tantissimi sùccubi politici.

Per un piatto di lenticchie monetarie offertoci astutamente dalle Banche centrali mondiali abbiamo scioccamente perso per strada la nostra evolutiva primogenitura sociale tridimensionale!

Ecco perché le Comunità e le Persone languono e muoiono socialmente: necessita una Società tridimensionale equilibrata e sana, perché nella strutturazione guasta monodimensionale del sociale non c’è più tempo per loro, e quindi per l’uomo, ma solo per le cose.

Ma l’uomo non è solo le cose che produce o che usa: è questa l’idea parziale e monodimensionale unilaterale dell’uomo Consumatore dominante nella moderna scienza economica.

Pertanto solo la strutturazione tridimensionale del sociale – che viceversa dell’uomo intero tiene conto: sistemicamente quale Persona Cittadino e Consumatore a un tempo – è oggi l’unica possibile soluzione ai disastri del web 2.0, ma non solo, e delle sue incontrollabili e antisociali (anticulturali, antidemocratiche, antieconomiche a un tempo) evoluzioni future.

Davvero impensabili fin da ora? Forse dai più, ma per tutti sicuramente inevitabili.

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