Unificazione sociale in atto o Socio-diversità da attuare?

Macro e micro-mostri della ragione

 

O con noi o contro di noi: da diversi decenni non si danno alternative. Tertium non datur: o pro o contro. O pro o contro l’euro, o pro o contro il liberismo, o pro o contro il comunismo, o pro o contro il centrismo, o pro o contro la materia o pro o contro lo Spirito. Una terza possibilità viene esclusa a priori.

Già il solo fatto di “non” concepire il terzo tra i due, di ritenerlo escluso, dovrebbe far riflettere sulla diversità tra il concetto astratto [l’opinione fondata, il credere razionale scientifico] e la vita: vita che contraddice abilmente il concetto dialettico-astratto con la logica dei fatti.

Il tertium non datur concettuale astratto corrisponderebbe ad eliminare, ad esempio, la “dimensione culturale” dalla tridimensionale vita sociale complessiva [cultura + politica + economia] o “il futuro” dalla vita temporale comprensiva anche del presente e del passato. In ognuno dei casi osserviamo un “non senso”, ovvero una falsità.

Mentre nella realtà tertium datur, ovvero il “terzo tra i due”, esiste, eccome!

Il non considerarlo è la causa prima dell’involutivo chaos sociale attuale. Se infatti il tertium venisse considerato nel sociale moderno, questo stesso appiattito chaos sociale diverrebbe creativo! Tridimensionalmente creativo di futuro: per la Persona, la Comunità e il Territorio.

Ora quando si pronunciò questa frase si viveva ancora in un’epoca in cui il pensiero religioso, diversamente da oggi, prevaleva su quello scientifico. E i due che venivano opposti erano la Natura e l’Uomo. E il tertium non datur? Era il Divino spirituale che “solamente” agli occhi fisici dell’uomo era… non datur. Ossia il Divino spirituale invisibile sì, ma operante!

La frase dunque riguardava un diverso punto di vista per riflettere sul mondo. Modalità che era, se volete, più artistica: più capace di considerare la realtà come sintesi delle differenze. Una totalità universale, dunque, da cogliere nel lampo conoscitivo ma nello stesso tempo individuandone le componenti nella loro specificità: l’Uomo, la Natura, il Divino nel Mondo.

Se tuttavia l’evoluzione incessante – sotterraneamente indifferente al fatto che noi la si consideri o meno – ti porta a sviluppare un approccio scientifico alla realtà, che succede? Ecco, allora le cose possono cambiare.

Soprattutto se un modo egoistico di considerare se stessa della Religione desidera privilegiare scorrettamente l’unificazione del sociale a sua immagine e somiglianza. Per cui considera lo Scienziato un pericoloso eretico, destinandogli graziosamente il rogo come concreto strumento di riflessione sul proprio luciferino peccato di orgoglio conoscitivo.

Un boomerang sociale questo: di cui soffriamo tutt’ora il drammatico effetto involutivo a dispetto dello sviluppo esponenziale della tecnica scientifica. Continua a leggere

Pace filosofica o pace sociale?

Dal concetto astratto alla sua concretezza tangibile.

 

Che la nostra società moderna difetti della minima conoscenza di ciò che comportino le dinamiche sociali ognuno può rendersene conto osservandone i risultati concreti.

Indipendentemente dal fatto che agiscano professori, politici o tecnocrati il risultato è sempre triplicemente questo: distruzione del Territorio, scardinamento delle Comunità, involuzione della Persona.

Ma se minimamente ognuno di noi aggiunge alla solita nozione di pace [ossia alle proprie soggettive opinioni, simpatie e inclinazioni] l’attributo “sociale” allora si aprono prospettive diverse: la visione si allarga e i muri dell’irrisione e del sospetto vacillanoAdriano Sofri

Un’occasione per verificare questo può darla l’interessante riflessione di Adriano Sofri – su La Repubblica del 25 luglio scorso, dal titolo: “Tregua, quell’assenza di guerra che sostituisce la pace” – stimolata dal continuo aprirsi di nuovi fronti bellici.

Continua a leggere

Web 2.0? Un autogol che si pagherà caro

Lavoro come merce, come diritto o come dono?

 

La scorsa settimana abbiamo visto che è possibile affermare, non solo politicamente quale partecipazione attiva ma economicamente parlando, l’esistenza del lavoro come “dono”. Abbiamo visto però che per l’inosservata e squilibrata strutturazione sociale monodimensionale sottostante è diventato un “dono avvelenato”.

L’intervista di Riccardo Staglianò a Jaron Lanier, ritenuto il padre delle applicazioni per la realtà virtuale, la consiglio caldamente a tutti perché toglie molte fette di prosciutto dagli occhi… sempre che ci si accorga di averle.

Qui di sèguito ne sottolineeremo diversi passaggi che ci possono rendere attenti al fatto che ogni progresso della tecnica può essere foriero di pericolosi impulsi antisociali impensati, anche se in buona fede nascesse con dichiarati intenti decisamente opposti.

Vediamo infatti come i Social network, nati per mettere in rete le persone, in realtà potrebbero essere chiamati Antisocial network causa la base tecnica che utilizzano.

Il principio di precauzione che dovremmo utilizzare per i nuovi farmaci dovrebbe essere utilizzato anche qui e forse andrebbe presa meno sottogamba quella apparentemente paradossale tradizione sapienziale affermante che l’inventiva dell’uomo è davvero “socialmente utile”, e non pericolosamente antisociale, solo se l’inventore ha superato i 40 anni d’età.

Se pensiamo a Bill Gates e agli altri giovanissimi che hanno sviluppato la tecnica informatica del web 1.0, erano sicuramente al di sotto di questa soglia temporale. Continua a leggere

Lavoro come merce, come diritto o come dono?

Occorre consapevolezza sociale per distinguere

 

Se ci pensate, tutta la cultura greca antica non avrebbe potuto esserci senza l’istituto giuridico della schiavitù. Agli schiavi era demandata la cura dell’economia, agli uomini liberi la cura della politica e della cultura.

Il che dimostra come la dimensione sociale dell’economia, essendo agìta dall’uomo schiavo, non si era ancora emancipata dalle materne cure della cultura religiosa o della politica giuridica. Tra gli uomini primeggiavano i Sapienti, come Licurgo o Platone e il suo discepolo Aristotele, o i Condottieri cittadini, come Pericle o Temistocle.Aristotele-pericle

E se nel mondo greco-romano qualcuno come un Mecenate primeggiava, oltre che per lignaggio, per le fortune commerciali accumulate ecco che lo si ricordava esclusivamente come protettore delle Arti e dei Sapienti: perché, dal punto di vista sociale, di sapienza di arte e di scienza si nutre la Comunità e la Persona, non di soldi.

Questa ferrea regola sociale gli antichi la conoscevano benissimo, mentre noi cosiddetti moderni la ignoriamo continuamente… in ciò manifestando una volta di più il nostro autolesionistico analfabetismo sociale di ritorno.

Solo ai nostri giorni l’economia può infatti dirsi saldamente autonoma: aiutata in ciò dalla scienza e soprattutto dalla tecnica, che ne ha permesso l’espansione planetaria.

Ma, invero, il processo reale sottostante che si è svolto in concomitanza con ciò è quello dell’uomo che da schiavo presso i Greci antichi è prima diventato Servo della Gleba medievale e poi Lavoratore odierno.

Si può dire che da indistinto membro del Gruppo e della Comunità ha emancipato se stesso diventando Soggetto sempre più consapevole del proprio valore sociale, e con ciò ha emancipato contemporaneamente anche l’area economica stessa. Continua a leggere

Pace filosofica o pace sociale?

Dal concetto astratto alla sua concretezza tangibile

 

Che la nostra società moderna difetti della minima conoscenza di ciò che comportino le dinamiche sociali ognuno può rendersene conto osservandone i risultati concreti.

Indipendentemente dal fatto che agiscano professori, politici o tecnocrati il risultato è sempre triplicemente questo: distruzione del Territorio, scardinamento delle Comunità, involuzione della Persona.

Ma se minimamente ognuno di noi aggiunge alla solita nozione di pace [ossia alle proprie soggettive opinioni, simpatie e inclinazioni] l’attributo “sociale” allora si aprono prospettive diverse: la visione si allarga e i muri dell’irrisione e del sospetto vacillano.Adriano Sofri1

Un’occasione per verificare questo può darla l’interessante riflessione di Adriano Sofri – su La Repubblica di qualche mese fa, dal titolo: “Tregua, quell’assenza di guerra che sostituisce la pace” – stimolata dal continuo aprirsi di nuovi fronti bellici.

Riportiamo di sèguito il suo accorato ma disincantato incipit:

«La tregua e la pace sono due modi per così dire filosofici di immaginare e maneggiare il mondo. Non è detto che siano in successione tra loro, così che la tregua preceda e prepari la pace. Spesso, sempre più spesso, la tregua sostituisce la pace, la rattoppa e si rassegna alla sua assenza. A unire comunque i due termini sta la dipendenza comune dalla guerra. Tregua e pace appaiono i due modi di opporsi alla guerra, e la guerra appare come la tentazione, se non la condizione prevalente della convivenza umana». Continua a leggere

Sotto la grandinata mediatica continua… nessun dorma

Un guasto sociale risvegliatore

 

Ogni giorno riceviamo una gragnola di informazioni, su ciò che non va, che ci impediscono di pensare al futuro: quel futuro che la finanziarizzazione bancaria ha tolto con destrezza alle prossime sei generazioni sponsorizzando da oltre un secolo i produttori di grandine mediatica per distrarci… mentre loro lavoravano indisturbati per conquistare il potere.

Necèssita pertanto non seguire ogni stimolo, ma ripararci dalla grandinata continua di brutte o effimere notizie sotto la tettoia della Bussola sociale che, dai suoi quattro punti cardinali, riorienta i milioni di informazioni e le sintetizza in pochi concetti chiave accessibili e utilizzabili da tutti, impulsanti quel novello modo di pensare, sentire e agire sociale da tutti atteso.Bussola sociale  nel sistema malato

Solo così, protetti dai suoi quattro punti cardinali, possiamo osservare la quotidiana grandinata mediatica senza perdere di vista l’essenziale e capire la direzione del vento economico, politico e culturale. Continua a leggere

Europa del diritto o del rovescio… finanziario?

Alert!

 

L’Europa, ci sopravviverà. Sia essa l’Europa sacrale di Novalis, sia la dissacrata Bank-europa finanziaria della… zomBCE.

Tuttavia è decisamente scarsa la probabilità che venga invertita la tendenza attuale che – come un treno senza freni lanciato a folle velocità contro i respingenti del muretto di fine binario – va speditamante verso un’Europa governata dai Banchieri speculatori internazionali extraeuropei: un’Europa, già dai primi vagiti, totalitaria all’interno e guerrafondaia all’esterno.

Dai vari Trattati capestro europei approvati (Maastricht, Lisbona, Fiscal Compact, MES ecc.), emerge questa malsana matrice “economico-finanziaria” sottostante in modo estremamente chiaro, nonostante sia verniciata con una untuosa patina pseudo-democratica per non disturbare chi, tra noi Europei, ancora dorme e sogna beato.singolo individuo addormentato

Matrice unilaterale dominante, quella economica, che comporta la correlativa svalutazione del “peso sociale” delle Comunità, dei Popoli, della cultura degli Europei e lo sfruttamento indiscriminato dei Territori in essa geograficamente inclusi.

A fronte della monoliticità dogmatica dei Professori, dei Politici, dei Giudici e dei Banchieri che hanno eletto questa Europa oligarchica come loro Vitello d’oro da adorare, abbiamo due posizioni: quella dei movimenti nazionalisti, anacronistici e involutivi e quella di quanti richiedono un’altra Europa, a immagine dei Popoli che la compongono e rispettosa della loro socio-diversità culturale.

Questi ultimi, però, sembra presentino ancòra nel loro DNA una frammentazione ideologica nazionalistica e un’incapacità ad unirsi verso l’obiettivo comune europeo mettendo da parte per un attimo tutto ciò che divide, ma non è prioritario.

L’analfabetismo sociale di tutti (delle èlite ‘arroganti’ in alto, come delle masse ‘protestanti’ in basso) fa poi il gioco di chi al momento tiene in mano il pallino: dei soldi, degli eserciti e delle materie prime.

Si vota pertanto con un occhio alla situazione del proprio Paese facendo in Europa le alleanze per contiguità di tradizione/etichetta politica [destra con destra, sinistra con sinistra, centro spaccato in due, metà di qua e metà di làmentre ci si dovrebbe alleare per contiguità di risultatoda una parte l’Unionedi chi rettamente vuole l’Europa dei Popoli, delle Culture e dell’Economia fraterna, indipendentemente dal colore del partito d’origine e libera dal ricatto bancario; dall’altra quella di chi vuole invece un’Europa a rovescio, l”Europa finanziaria bancocentrica: guerrafondaia fuori e totalitaria dentro.large_bandiere-teschio

I segnali nella prima direzione sono tuttavia assai scarsi. Peccato, perché senza uno scossone forte chi si sta approfittando della nostra sociale passività pensante continua a guadagnare posizioni ogni secondo che passa… a danno degli Europei veri.

Che non sono quelli che si riempiono la bocca della parola Europa ad ogni respiro e che accusano gli altri di antieuropeismo o di euroscetticismo, glissando sul fatto di essere essi stessi portatori malsani di un’euro-setticemia finanziario-speculativa mortale… spacciata per sanità sociale.

Se non si fosse analfabeti sociali di ritorno non saremmo oggi in queste condizioni di chaos maavremmo da tempo istituito la Società tridimensionale equilibrata dei nuovi tempidove lo Stato, la politica, si occuperebbe solo di diritti e doveri del Cittadino nella Comunità, non del diametro dei cetrioli né della distribuzione dei denari comunitari, né dei programmi culturali e scolastici; dove la Scuola, la cultura, si occuperebbe solo dello sviluppo dei talenti e delle qualità degli Europei, delle Persone, per metterli a disposizione di tutta la struttura sociale europea, non di indottrinare le masse su teorie farlocche come quella del liberismo finanziario privato o dell’assistenzalismo ideologico statale; dove il Mercato, l’economia, sarebbe solo al servizio del Consumatore e non l’esatto contrario che si è realizzato… schiavizzandolo.

Questa che andiamo a votare a maggio, dunque, non è l’Europa tridimensionale sociale, benigna e rispettosa della diversità dei Popoli, dei Territori e delle Culture che vogliamo noi e che richiede un uomo capace di pensare con la sua testa: attivamente.

Chi, invece, abbiamo allevato con una Scuola non libera e autonoma, ma in balia dello Stato?Funzionari di partito e burocrati a gogò.

I quali debbono solo ubbidire agli ordini di scuderia, non devono usare la propria testa pena l’allontanamento e poi si rifanno delle loro frustrazioni sul Cittadino inerme, sull’Imprenditore vessato, sull’Artigiano snobbato, sull’Agricoltore stroncato, sul Professionista strifizzato, sul Lavoratore esodato, sul Precario beffato e sul Pensionato vampirizzato… senza neppure accorgersi del paradosso che sono tutti questi a pagare il loro stipendio. Senza neppure minimamente pensare, loro, di essere in difetto di qualcosina.

Un esempio eclatante di appartenenti a quest’àmbito “a difetto zero” è quello della casta dei Giudici, che sta mettendo le mani avanti per giustificare l’intoccabilità del proprio lauto stipendio. Geniale! Fa prevenzione meglio della classe medica.

Due le ipocriticissime motivazioni espresse a favore dell’intoccabilità pecuniaria: quello stipendio protegge la loro indipendenza [sai le risate, a torto o a ragione non si è mai visto un accanimento politico delle toghe come quello contro il tribunal-defenestrato Berlusconi in nessun Paese al Mondo; né tanta allergia alla verità e al codice quando un Magistrato tocca i vertici politici]; e il fatto ancora più ridicolo d’invocare la tutela “non della categoria” (giustificazione non richiesta = auto-accusa manifesta) ma dei cittadini e dello Stato.

Dunque, un autogol! Dov’erano i Giudici, la categoria, quando venivano sistematicamente eliminate tutte le sovranità, allo Stato, da parte dei Trattati capestro europei? Dov’erano i Giudici mentre lo Stato, debole con i Paesi esteri, faceva la voce grossa con i propri Cittadini vessandoli con una burocrazia asfissiante e arrogante e distruggendone autostima e vita con tasse immorali, illecite, ineconomiche addirittura, come dicono ogni volta diversi premi Nobel dell’economia? E spesse volte, come testimoniano i giornali, istigandone il suicidio?resized_Fornero Piange e Monti ride

Dov’erano i Giudici mentre il duo sfasato, Fornero chiagnens e Monti ridens, passava alla storia con la burletta che non si erano accorti di aver prodotto 350.000 Esodati nuovi di zecca?

Detto en passant: a cosa ci servono Giudici che danno ragione solo al potere fingendo di esserne indipendenti, che non difendono il Cittadino dallo Stato – che dovrebbe servirlo e non servirsene – e che non difendono lo Stato dall’intraprendenza pelosa dei Politici, dei Burocrati, dei Banchieri asserviti al potere sovranazionale.

Meglio allora evitare ipocrisie sornione e pagare direttamente la B(p)CE, Banca (privata) Centrale Europea, o la Commissione Europea lobbista (non eletta da nessun Cittadino europeo), o meglio ancora il Fondo Monetario mondiale della grintosissima Cristine Lagarde sapendo perfettamente cosa ci aspetta…resized_Lagarde

Quanto all’Europa proditoria del business speculativo (non del servizio, del diritto e del talento) – quella di tutta questa gente: Professori, Giudici, Politici, Economisti-astrologi che si divertono tantissimo a prendere per il fondoschiena chi usa solo il pensiero passivo e non sa nulla di strutturazione dimensionale sociale – pur di non perdere questa Bank-europa, i suoi tribali adoratori e sciamani idolatri sono disposti a tutto e al contrario di tutto.
Anche a stampare moneta per l’economia reale; anche ad aiutare il lavoro e l’aborrito e diseconomico welfare; anche a contraddire tutto quello che fino ad ora sembrava arrogantemente intoccabile.

Disposti persino a cambiare mutande… come stanno facendo i vecchi tromboni millantatori del Paradiso in Terra dell’euro, che adesso trovano la forza persino di smentire se stessi, nel tentativo maldestro di sottrarsi alla responsabilità del disastro che in tempi non sospetti hanno contribuito, divertiti e sornioni, a provocare: col loro malriposto entusiasmo di inizio secolo, teso a coprire maneggi trentennali iniziati a cavallo degli anni ‘70/80.

Ciò che tuttavia resta costante e crea allerta è il rumore di sottofondo: la continua ricerca dello “spunto” per distrarre gli elettori con i media e con altri fuochi di artificio. Proprio adesso ci stanno provando con le promesse del Governo sùbito smentite dall’Europa della Troika (FMI, BCE, BM); con i talk-show e persino con l’opportuna riesumazione della tragedia di Moro.

Ma se la storia ci rammenta qualcosina… in Italia un importante appuntamento elettorale che potenzialmente può sfilarci di un centimetro dalle grinfie di chi nascostamente ci governa ha sempre avuto il suo contorno di utili attentati di cui, com’è consuetudine, non si troveranno mai i veri mandanti.

Dobbiamo allora aspettarci… il tradizionale botto targato anarco-insurrezionalisti? Oppure aggiornarci con l’avvento di alqaedici turisti fai da te nello Stivale? O più casarecciamente ci sorprenderà l’innovazine creativa dei Servizi deviati per salvaguardare il loro stipendio con qualche preordinata bella figura?

Naturalmente, speriamo di sbagliare.